2.8 Castagni

F 214 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE Il legno è duro, pesante (p. sp. 1,02 fresco, 0,72 stagionato), differenziato, rosso porporino, adatto per attrezzi agricoli, pezzi per macchine, lavori di ebanisteria, ecc. Termofilo, xerofilo e frugale, va coltivato nelle stazioni sterili e asciutte caratterizzate da clima ascrivibile al Lauretum. Si rinnova anche agamicamente. Molto resistente all attacco dei parassiti, è invece sensibile ai geli e alle basse temperature. 2.8 Castagni Castagno (Castanea sativa Mill.). Ecologia e botanica. Cupolifera, vegeta in un vasto areale che gravita prevalentemente sul mare Mediterraneo. Verso est è presente in Turchia, Romania, Iugoslavia e Grecia; verso ovest in Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Ha esigenze ecologiche tipiche della zona fitoclimatica del Castanetum, alla quale ha dato il nome. Nei luoghi ad abbondante piovosità e a elevato grado di umidità atmosferica, penetra, soprattutto per azione antropica, nel freddo Lauretum. Specie mesofila, rifugge dalle stazioni aride e dai luoghi freddi e nebbiosi. Ha spiccata predilezione per i terreni sciolti ricchi di fosforo e di potassio, a reazione acida o neutra, come sono quelli derivati dal disfacimento delle rocce vulcaniche (trachiti, tufi e lapilli). Vegeta ottimamente anche in quelli granitici e arenacei e nelle terre rosse decalcificate. Male sopporta invece i terreni a reazione alcalina, tenaci e impermeabili. Dotato di elevatissima capacità di riproduzione agamica, può essere governato a ceduo e a fustaia tanto per la produzione del legno che del frutto. Albero molto longevo, di notevoli dimensioni, ha fusto diritto, chioma ampia rotondeggiante, corteccia dapprima liscia con lenticelle trasversali allungate, poi screpolata longitudinalmente, con foglie caduche ellittico-lanceolate, seghettate a consistenza coriacea, lunghe 12-20 cm, infruttescenza ricoperta di sottili e densi aculei, detta riccio o cardo , che si aprono in 4 valve, contenente 1-3 semi (acheni) denominati castagne, a involucro esterno (pericarpo) coriaceo color marrone, con cicatrice basale detta ilo e cotiledoni farinosi, zuccherini, avvolti da sottile pellicola membranacea (episperma) distaccabile con difficoltà. Legno. Provvisto di alburno sottile grigio biancastro e di durame bruno brillante, ha anelli porosi ben distinti; è di media durezza, piuttosto pesante (p. sp. medio 1,00 fresco, 0,58 stagionato e 0,54 secco), durevole, facilmente fendibile e lavorabile, ricco di sostanze tanniche (7-8%); presenta fenditure radiali e distacchi anulari (cipollatura); è largamente usato per fabbricare mobili, serramenti, doghe, recipienti vari, per travature, pali, per l estrazione del tannino, ecc. Varietà da frutto. Fra le numerosissime varietà coltivate, meritano citazione: Marrone, caratterizzata da frutto grosso di squisito sapore; Carpinese o Carrarese, il cui frutto ha buccia dura rossastra lucente, qualitativamente molto pregiata; Pastinese o Montanina, a frutti piccoli con buccia nerastra, gentile, ottima per farina; Pistoiese, resistente al freddo e a fruttificazione precoce; Prossola, a frutto simile al Marrone, ma più piccolo; Raggiolana, relativamente tardiva; Fragonese, a frutto grosso e saporito. Il castagno non innestato produce frutti piccoli, poco dolci; per contro, fornisce legno da lavoro di ottima qualità. Le castagne vengono consumate all interno allo stato fresco, oppure essiccate per essere ridotte in farina. I marroni alimentano una crescente corrente esportatrice verso i Paesi dell Europa centro-settentrionale e l America del Nord (®Sezione E Castagno). F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 214 5/30/18 8:17 AM 2 n t r m fi 6 a 0 n L la n d r d v 2 v p c d id d 2 n c t h 0 s is r c 2 d p le d i g

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta