2.13 Corbezzolo

F 216 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE 2.13 Corbezzolo (Arbutus unedo L.). Denominato anche Albatro, è presente nella penisola e nelle isole in un vasto territorio rientrante nel Lauretum e nel caldo Castanetum. Associato agli elementi dell alta e bassa macchia mediterranea, partecipa largamente alla costituzione dei cedui misti, il forteto della Toscana. Alberetto o arbusto sempreverde, ha fusto ramoso, corteccia bruno-rossastra, foglie sparse coriacee oblungo-lanceolate, con bordi carenato-seghettati, fiori bianchi o carnicini, riuniti in racemi composti penduli e frutto globoso (corbezzola) edule, color rosso scarlatto, grosso come una ciliegia. Il legno, duro, compatto, omogeneo, pesante (p. sp. 1,00 fresco, 0,80 stagionato, 0,75 secco), ad alburno giallo rosato e durame rosso bruno, serve per pali da vite e come combustibile. Le corbezzole vengono raccolte per preparare marmellate e una specie di sidro. Xerofilo e frugale, predilige i terreni sciolti a reazione acida o neutra. Dotato di alta capacità pollonifera, si presta al governo a ceduo. L importanza forestale del corbezzolo è notevole, non solo come specie produttiva, ma anche perché la vitalità che lo contraddistingue impedisce il denudamento del terreno, anche se il ceduo di cui fa parte è percorso dall incendio. 2.14 Eucalitti (gen. Eucalyptus). Ecologia e botanica. Il genere Eucalyptus appartiene alla fam. delle Mirtacee e comprende circa 400 specie; poche di esse però sono state introdotte in Italia. Originario di Australia, Tasmania, Nuova Guinea e alcune isole minori dell Arcipelago australasiatico, ha un areale caratterizzato da condizioni climatiche molto diverse. In Italia, la coltivazione a scopo produttivo ed economico è stata limitata ai territori che rientrano nella sottozona calda del Lauretum. Gli eucalitti hanno dimensioni variabilissime; accanto a specie arbustive se ne annoverano alcune che raggiungono i 100 m di altezza e i 4-5 m di diametro. Possiedono la caratteristica di avere foglie giovanili diverse per forma da quelle adulte. Le prime sono generalmente sottili, opposte, sessili o brevemente picciolate, glabre, verdi e ricoperte talvolta di una cera biancastra come nell E. globulus. Le seconde, invece, hanno quasi sempre il caratteristico aspetto fillodiforme e una falcatura del lembo più o meno accentuata. Il frutto è una piccola capsula secca e legnosa contenente seme minutissimo (1.000 semi di E. globulus pesano g 2-3) a elevato potere germinativo (90%); la facoltà germinativa si conserva per diversi anni; affidato al terreno, il seme germina dopo 10-15 giorni. La raccolta del seme deve essere fatta in febbraio-marzo mediante il taglio dei rametti fruttiferi. Staccate le cassule dal ramo, occorre distenderle in luogo ombreggiato su fogli di carta e rimuoverle giornalmente fino a completa liberazione del seme. La fruttificazione, in genere assai precoce, ha inizio quando le piante hanno 4-5 anni di età. Il legno ha durame distinto dall alburno e anelli non facilmente apprezzabili a occhio nudo; spacca facilmente se proviene da piante giovani. Specie. Hanno avuto largo impiego in Italia le specie: E. camaldulensis Dehn. (5 E. rostrata Schlecht.) ed E. globulus Labill.; meno diffusi sono E. botryoides Smith, E. gomphocephala DC, E. maidenii F. v. M., E. occidentalis Endl., E. trabuti H. de Vilm, E. viminalis Labill. 2.15 Faggio (Fagus sylvatica L.) Ecologia e botanica. , forse, la Cupolifera più diffusa e importante del continente europeo. In Italia è presente nell arco alpino, nell Appennino e in Sicilia, mentre F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 216 5/30/18 8:17 AM m n li d a c o la le p p L 0 g a s p s in A d m M p A I ig 2 C t r to m to 2 c e m r le p ti

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta