2.18 Farnia

F 218 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE 2.18 Farnia (Quercus pedunculata 1 2 Ehrh. 5 Q. robur L.). Specie a vasto areale europeo, chiamata anche Ischia e Quercia gentile, è alquanto diffusa nelle pianure 3 alluvionali e litoranee italiane, dove forma boschi misti in mescolanza con altre querce. Dotata di notevole plasticità, trova l optimum vegetativo nel Castanetum, con frequenti trasgressioni più nel Lauretum 5 che nel Fagetum. Albero di grandi dimensioni, molto longevo, ha fusto diritto e indiviso, foglie caduche brevemente pic4 ciolate, oblunghe e lobate con la larghezza maggiore verso l apice, e ghianda striata longitudinalmente, a maturazione annua8 7 6 le, ovoidale con cupola emisferica provvista di squame brevi appressate, munita di peduncolo gracile, lungo 1-5 cm. Un kg contiene 200-350 ghiande, il cui potere germinativo è del 60-70%; la durata della facoltà germinativa non va oltre i 4-5 mesi. FIG. 2.4 Foglie e ghiande delle principali querce. 1, Rovere; 2, FarAmante della luce, mesofila ed esigente, nia; 3, Farnetto; 4, Cerro; 5, Sughera; 6, Leccio; 7, Quercia rossa; predilige i terreni di medio impasto, fertili, 8, Fragno. freschi e profondi. Fornisce legno di eccellente qualità, pesante (p. sp. 1,08 fresco e 0,77 stagionato), a fibra diritta e facilmente lavorabile, ottimo per mobili, doghe per vasi vinari, parquets, rivestimenti interni, ecc. La corteccia costituisce un buon materiale conciante. La ghianda, dolce e poco tannica, è molto appetita dai suini. molto attaccata da Microsphaera alphitoides (oidio) e, nei terreni umidi, da Armillaria mellea e da Rosellinia necatrix. Fra i parassiti animali i più dannosi sono compresi Thaumetopoea processionea, Lymantria dispar, Euproctis chrysorrhoea, Tortrix viridana e Lasiocampa quercus. 2.19 Fragno (Quercus trojana Webb 5 Quercus macedonica DC). Diffuso nell Europa sud-orientale, ha un areale assai ristretto. In Italia vegeta spontaneo solo in Puglia. Albero di modeste dimensioni, ha fusto robusto, foglie coriacee allungate e dentellate che ricordano quelle del castagno e ghiande grosse sessili con cupola a squame ricurve a uncino ricoprente per metà il frutto. Vegeta dal Lauretum fino al caldo Castanetum. Relativamente ombrivago e xerofilo, predilige i terreni calcarei. Cresce con notevole vigore e fornisce legno compatto, durevole e pesante (p. sp. 0,73 stagionato e 0,69 secco), ricercato per ossature di imbarcazioni, ecc. La ghianda è dolce, appetita dai suini. 2.20 Frassino maggiore (Fraxinus excelsior L.). Denominato semplicemente Frassino, è sporadico dalla Sicilia alle Alpi, ma più che al sud, è presente nell Appennino centro-settentrionale. Vegeta nel Castanetum e nel Fagetum e meno F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 218 5/30/18 8:17 AM fr t p s d p fr n r q 2 r L a 1 g s o c 2 in in d s g s n n e p t S v I r ( L b L c 2 q d lu

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta