2.21 Ippocastano

ALE ra; e i, o a o a, un e a al i. p. a ee o LATIFOGLIE F 219 frequentemente nel Lauretum. Pianta di notevoli dimensioni (30-35 m), ha fusto diritto, corteccia screpolata longitudinalmente, gemme vellutate quasi nere, foglie composte imparipennate con 9-11 paia di foglioline opposte dentate e frutto (samara) bislungo, pendulo, alato. Un kg contiene 10-15 mila semi; potere germinativo 50-60%; durata facoltà germinativa 2-3 anni. Il legno è chiaro, biancastro, con anelli distinti, provvisti di grossi vasi nella zona primaverile, elastico, resistente, pesante (p. sp. 0,96 fresco, 0,72 stagionato, 0,66 secco), facilmente fendibile e lavorabile; trova impiego nella fabbricazione di compensati, sci, manici ecc. Lucivago ed esigente, richiede terreni fertili, freschi e profondi. sovente danneggiato da insetti defogliatori, è invece quasi indenne dalle crittogame. 2.21 Ippocastano (Aesculus hippocastanum L.). Sapindacea, originaria dell Europa sud-orientale, largamente coltivata in Italia a scopo ornamentale. Vegeta dal Lauretum al Castanetum e, talvolta, anche nel Fagetum. Comunemente è chiamato anche Castagno d India. Ha frutto (capsula) spinoso deiscente a maturità, contenente 1-2 grossi semi lucidi di sapore amarognolo, ma non commestibili, simili alle castagne. Fornisce legno leggero poco apprezzato perché poco durevole. Si riproduce per seme con facilità. Nei giardini è molto diffusa una specie affine: Aesculus pavia L., originario dell America del Nord, che si differenzia dall ippocastano per avere i fiori colore rosso carnicino, anziché bianchi con macchie rosse e gialle. F 2.22 Leccio o Elce (Quercus ilex L.). La patria d origine è il bacino mediterraneo: in Italia è presente nelle isole e nei tre versanti della penisola e più specialmente in quello tirrenico. Albero di notevoli dimensioni, ha fusto piuttosto tozzo, chioma densa color verde cupo, corteccia che si screpola in scaglie quadrangolari, foglie persistenti polimorfe, ovate, con bordi spinosi, scure sopra e bianco-tomentose sotto, e ghiande a maturazione annuale bislungo-appuntite, con cupola provvista di piccole squame chiare, strettamente embriciate. Un kg contiene 250-450 ghiande con germinabilità del 60-70%; la facoltà germinativa dura 4-5 mesi. Ombrofilo, plastico e socievole, vegeta nel Lauretum e, talvolta, anche nel Castanetum. Frugale e relativamente xerofilo, predilige i terreni calcarei, anche se sterili e aridi. Cresce bene nelle formazioni granitiche e cristalline (Sardegna). Più che in purezza, vive in mescolanza con gli elementi dell alta macchia mediterranea (albatro, scopa maschio, ecc.) come nei forteti della Maremma e nei cedui misti della Sardegna. Dotato di grande capacità pollonifera, si presta ottimamente a essere governato a ceduo semplice per la produzione di combustibile e a ceduo composto. Il legno, facilmente riconoscibile da quello delle altre querce perché provvisto di raggi midollari ad andamento sinuoso anziché rettilineo, è duro, compatto, pesante (p. sp. 1,10 fresco e 0,94 stagionato), nervoso e soggetto a screpolarsi profondamente. La ghianda costituisce un buon alimento per i suini. Il leccio è danneggiato da Coroebus florentinus (C. fasciatus), che provoca il disseccamento delle parti apicali, e da Lymantria dispar, che può determinare la defogliazione parziale o totale delle piante colpite. 2.23 Maggiociondolo (Laburnum anagyroides Medik.). Alberello o arbusto alquanto polimorfo, cresce spontaneo nei boschi della penisola fino alla zona climatica del Fagetum. Ha foglie composte con 3 foglioline ellittiche, di cui la mediana più lunga di quelle laterali, fiori di un bel colore giallo oro, con vessillo provvisto di F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 219 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta