2.1.5 La regione mesalpica

F 22 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE i querceti di roverella e gli orno-ostrieti, che costituiscono la formazione principale della fascia submontana, mentre in quella montana prevalgono le faggete, che sono spesso le formazioni terminali in senso altitudinale, essendo solo raramente seguite da lariceti. Non mancano soprattutto nella parte più interna della regione, le pinete di pino silvestre, dei frammentari abieteti e delle peccete, per lo più d origine artificiale. La seconda parte, occidentale, si estende a occidente a partire dal Varesotto e fino al Passo di Cadibona in Liguria ed è caratterizzata dalla prevalenza dei substrati silicatici. In questa parte, salendo lungo i versanti, s incontrano rari carpineti seguiti dai castagneti e dai querceti di rovere, mentre dove la disponibilità idrica diminuisce compaiono le pinete di pino silvestre. Nella fascia montana prevale ancora la faggeta e, se le condizioni edafiche sono migliori, sono presenti gli aceri-frassineti e gli abieteti; questi ultimi, generalmente boschi misti di abete bianco e faggio (e quindi sono abieti-faggeti), sono più frequenti rispetto alla parte centro-orientale della regione. Nella fascia altimontana dominano ancora le faggete, che però sono talvolta contornate superiormente dai lariceti. 2.1.5 La regione mesalpica. S incontra inoltrandosi nella catena alpina, successivamente a quella esalpica; è una regione di transizione, discontinua, che manca quasi del tutto a occidente e che si caratterizza per una leggera riduzione delle precipitazioni, che si mantengono ancora elevate (sopra i 1.400 mm), distribuendosi però in modo più uniforme lungo il corso dell anno, pur prevalendo ancora nelle stagioni intermedie. Le temperature, invece, si abbassano sensibilmente anche per la presenza di rilievi più alti. Questo cambiamento climatico rende meno competitive le latifoglie che spesso si mescolano con le conifere. I substrati sono di varia natura, sia silicatici sia carbonatici. Ancora procedendo dal basso verso l alto s incontrano, lungo i fiumi, i saliceti e gli alneti che spesso entrano in contatto con gli aceri-frassineti. Nella fascia submontana sono presenti ancora dei castagneti e delle pinete di pino silvestre. Nella fascia montana s incontrano sia formazioni di conifere, come le peccete o le pinete di pino silvestre, sia formazioni miste di conifere e latifoglie come i piceo-faggeti e gli abieteti. Non mancano, soprattutto a occidente, tratti anche estesi di betuleti. Nella fascia altimontana le peccete e i lariceti prendono decisamente il sopravvento, anche se non mancano frange di abieteti e di piceo-faggeti, che salgono in quota. Particolare è poi la vegetazione forestale lungo alcune grandi vallate trasversali, come la Val Venosta (BZ), la Valtellina (SO) e la Valle d Aosta, caratterizzate da un clima molto continentale, secco e con limitate precipitazioni (500-600 mm, ma anche più in Valtellina, dove permane il flusso umido proveniente dal vicino Lario). In queste valli, nei versanti esposti a nord la vegetazione è poco diversa da quella delle altre parti della regione mesalpica, mentre in quelli esposti a sud s incontrano dei querceti di rovere, seguiti da pinete di pino silvestre o da lariceti. 2.1.6 La regione endalpica. Presente nella parte più interna dell arco alpino italiano, si caratterizza per le basse temperature medie annue (7-10 °C), per le forti escursioni termiche giornaliere e annue e per le precipitazioni mai elevate (fra 700 e 1.000 mm annui), che sono massime durante la stagione estiva. In questa regione prevalgono nettamente le conifere, poiché la maggior parte delle latifoglie è limitata dalle gelate tardive. Tuttavia, in basso sono ancora presenti alneti e aceri-frassineti, mentre salendo s incontrano ancora gli abieteti e le pinete di pino silvestre. Nettamente prevalenti sono comunque le peccete, particolarmente diffuse a oriente e su substrati carbonatici, e i lariceti, che sono più frequenti nella parte centro-occidentale e su substrati silicatici. Più in alto s incontrano i larici-cembreti alternati a formazioni più primitive come le mughete e gli alneti di ontano verde. F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 22 5/29/18 3:07 PM 2 2 C s C o s n z e 2 F p m c

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta