2.34 Roverella

F 224 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE 2.34 Roverella (Quercus pubescens Willd.). Caratteristica cupulifera del Mediterraneo orientale, viene confusa sovente con la rovere tipica. Chiamata anche Rovere pelosa, in Italia vegeta spontanea in consociazione con cerro, carpino nero, orniello, acero campestre, ecc., in un vasto territorio submontano che rientra nella sottozona fredda del Lauretum e nella zona del Castanetum. Albero tozzo di media grandezza, ha fusto contorto e ramoso, foglie tardivamente caduche, lobate e pubescenti nella pagina inferiore e ghianda a maturazione annuale, piccola, subsessile, con cupola emisferica provvista di squame appressate. Un kg contiene 300-350 frutti con potere germinativo del 60-70%; la facoltà germinativa dura 4-5 mesi. Eliofila, xerofila e frugale, si adatta a qualsiasi terreno, pur prediligendo quelli calcarei; non ama le argille. Più che ad alto fusto, conviene governarla a ceduo composto per la produzione di combustibile, legno da lavoro e ghianda. Frequente è tuttavia il governo a fustaia. Il turno dei cedui è di 12-15 anni, quello dell alto fusto di 80-100. L incremento legnoso annuo medio per ettaro del ceduo può raggiungere e superare i 3 mc; la fustaia raramente dà produzioni unitarie superiori a 2 mc. Il legno è a fibra irregolare, durevole, resistente e molto pesante (p. sp. superiore a uno fresco); serve per traverse ferroviarie e travature. Impianti per semina diretta su terreno a piazzette andantemente lavorato. La semina a spaglio richiede l impiego di 0,4-0,5 t/ha di ghiande. La corteccia è ricca di tannino. danneggiata dal mal bianco (Microsphaera alphitoides), da Thaumetopoea processionea e da Euproctis chrysorrhoea. n e F s s s 2.35 Salici (gen. Salix). Fra le numerosissime specie di questo genere (fam. delle d F d t s fi e Salicacee), quelle che per l Italia rivestono maggiore importanza forestale e agricola sono: S. viminalis L. (Vinco, Vetrice), S. alba L. (Salcio da pertiche), S. fragilis L. (Salcio fragile), S. triandra L. 5 S. amygdalina L. (Salcio da ceste), S. pentandra L. (Salcio odoroso), S. purpurea L. (Salcio rosso, Brillo), S. caprea L. (Salicone, Salcio di montagna) e S. incana Schrank (Salcio ripaiolo). Sono inoltre diffusi alcuni ibridi naturali. I salici, dotati di grande plasticità, vegetano dal Lauretum al Picetum incluso. Igrofili, avidi di luce, frugali e resistenti al freddo, si insediano facilmente lungo i corsi d acqua di pianura e di montagna. Si adattano ai terreni di nuova formazione purché umidi e bene aerati; rifuggono invece da quelli compatti. Dotati di notevole capacità pollonifera, si prestano al governo a ceduo nelle forme a ceppaia e a capitozza; fa eccezione il salicone perché non ributta dalla testa. Poco indicata è, invece, la ceduazione a sgamollo. Il ceduo a capitozza è largamente adottato in agricoltura. I cedui a ceppaia per la produzione dei vinchi (vincheti) sono molto diffusi. Producono legno biancastro, tenero, leggero (p. sp. medio 0,88 fresco, 0,43 stagionato) e pieghevole, molto usato per zoccoli, trucioli, imballaggi, lavori da intreccio, pertiche, pali, ecc. Trasformato in carbone, dà un prodotto eccellente per la fabbricazione della polvere pirica; come combustibile è, invece, poco apprezzato. Per la moltiplicazione, si fa uso di talee lunghe 25-30 cm, ricavate da legno di 1-2 anni e anche più lunghe, qualora debbano essere rivestiti terreni soggetti a periodiche inondazioni. Per la produzione dei vimini, le specie migliori sono: S. alba var. vitellina, S. purpurea, S. triandra e alcuni ibridi naturali. Da S. alba si ottengono inoltre pertiche, pali, paletti, ecc. Per la produzione di legno da lavoro, i salici più coltivati sono: S. alba, S. pentandra, S. fragilis, S. purpurea e S. caprea. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 224 5/30/18 8:17 AM 2 It L q p d c to tr fa c 2 S S s fo a I 2 M C d 6 t fr s il c a Q B

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta