2.39 Tigli

F 226 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - ELEMENTI DI BOTANICA E SELVICOLTURA SPECIALE Lucivaga e non del tutto xerofila e frugale, esige terreni sciolti a reazione acida, ricchi di potassa. Si adatta anche alle terre rosse decalcificate. Si moltiplica facilmente tanto per seme che per via agamica. Dato che il prodotto principale è rappresentato dal sughero e non dal legno, la fustaia è la forma di governo più diffusa. Il sughero di prima formazione, detto sugherone o sughero maschio , si estrae quando la pianta ha raggiunto 25-30 cm di diametro; quello di seconda formazione, detto sughero gentile , si estrae ogni 9-10 anni. La decortica va fatta quando la pianta è in succhio e in modo da non intaccare il fellogeno. Per evitare disturbi fisiologici, la decortica, anziché interessare subito l intera pianta, deve avvenire gradualmente, adottando sottoturni di 4-5 anni. Dopo 9-10 decortiche, la produzione si fa scadente e la pianta va sostituita. Il sughero di produzione italiana è molto pregiato perché compatto, omogeneo ed elastico; lo spessore è di circa 25 mm. Prodotti secondari: legno, ghianda e scorza conciante (data dal libro o madre del sughero), ricca di tannino (15-18%). I nuovi impianti vengono eseguiti di norma per semina diretta su terreno andantemente lavorato con impiego di 0,3 t/ha circa di ghianda. Danneggiano la Sughera alcuni parassiti vegetali: Aspergillus niger, Penicillium crustaceana, ecc.; il sughero attaccato conferisce al vino il caratteristico odore di tappo. Fra i parassiti animali vi sono: Lymantria dispar e Malacosoma neustria. 2.39 Tigli (gen. Tilia). Diffusi in tutto l emisfero boreale, in Europa sono presenti dalle regioni nordiche fino al Mediterraneo. In Italia, secondo Fiori, vegetano allo stato spontaneo la T. cordata Mill. (Tiglio selvatico), la T. platyphyllos Scop. (Tiglio nostrale) e la T. vulgaris Hayne (Tiglio intermedio), le quali possono essere considerate 3 sottospecie della Tilia europaea di Linneo. Frugali e non troppo esigenti in fatto di luce, vegetano sporadicamente dal Castanetum al Fagetum nelle stazioni ombreggiate e fresche. Si riproducono per seme, propaggine, talea e, talvolta, anche per innesto. Alberi di notevoli dimensioni, hanno tronco robusto, chioma rotondeggiante, corteccia prima liscia poi screpolata longitudinalmente, foglie alterne cordate, acute, finemente seghettate in alto e frutto subgloboso della grossezza di un pisello. Il seme conserva la facoltà germinativa per 2-3 anni. Un kg contiene 10-18 mila semi con potere germinativo del 60-70%. Il legno, biancastro, omogeneo, leggero (p. sp. medio, 0,90 fresco, 0,65 stagionato) è idoneo per lavori di intaglio, intarsio, scultura, per zoccoli, cornici, astucci per matite, ecc. I fiori, ricercati dalle api perché ricchi di sostanze zuccherine, servono per preparare infusi e tisane. Possono essere governati tanto a ceduo che a fustaia. Sono dotati di notevole ritmo vegetativo. Per gli impianti si usano semenzali di 2-3 anni. In selvicoltura l impiego è limitato. 2.40 Vallonea o Quercia greca (Quercus aegilops L.). Di origine orientale, è spontanea nelle zone vicine a Otranto. Albero di modeste dimensioni, ha fusto tozzo, foglie semipersistenti subcoriacee, ovali, grossolanamente dentate con tomento giallastro nella pagina inferiore e ghiande a maturazione biennale, grosse, cilindriche e tozze. Eliofila, xerofila e poco esigente, richiede di essere coltivata nel Lauretum. Il legno, rossastro, duro e resistente, è di ottima qualità. Le cupole sono ricche di tannino (25-30% e oltre) e la ghianda, amara e astringente, è rifiutata dai suini. F02_1_Selvicoltura_Speciale.indd 226 5/30/18 8:17 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta