2.2 Querco-carpineti e carpineti

lo i. endi a ai e ni eù oi. ael i, o e. ù si i. li a a e, ne e e) e o è ti i. o, ni m o e o ti i, i. e INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 23 2.2 Querco-carpineti e carpineti 2.2.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Formazioni caratterizzate dal punto di vista fisionomico dal carpino bianco, che spesso è anche la specie dominante. Caratterizzazione fisionomica. Il carpino bianco è una specie che trova condizioni ottimali su suoli con continua e buona disponibilità idrica, ma in cui l acqua ristagna solo localmente, di rado e per brevi periodi. Si tratta di condizioni non molto frequenti nel territorio italiano, fatto che rende i querco-carpineti e i carpineti rari e a distribuzione frammentaria. Secondo la diversa disponibilità idrica del suolo, i querco-carpineti e i carpineti assumono diverse connotazioni e localizzazioni. Lungo i grandi fiumi (soprattutto il Ticino), in tratti in cui le inondazioni sono assenti da lungo tempo, il carpino bianco è mescolato soprattutto con la farnia. Quest ultima è invece accompagnata dall olmo, dove le inondazioni sono più frequenti e prolungate, mentre dove l acqua ristagna più a lungo si trovano piccoli popolamenti di pioppi, di frassino meridionale o di ontano nero. Se la disponibilità idrica si riduce anche di poco, può comparire il cerro. Nelle pianure (soprattutto nella parte orientale della Pianura Padana, sotto la linea delle risorgive) ben rifornite d acqua di falda; il carpino bianco si mescola con la farnia che tende a localizzarsi dove la circolazione dell acqua è più lenta. Qui compaiono ancora il Frassino meridionale e l olmo. Nelle pianure (soprattutto nella parte lombardo-piemontese della Pianura Padana, sopra la linea delle risorgive) meno rifornite d acqua; al carpino bianco e alla farnia si affiancano il castagno, la robinia, il ciliegio tardivo, la quercia rossa, il frassino maggiore, la rovere e il pino silvestre. In corrispondenza dei sistemi collinari (colline moreniche orientali, Langhe e Monferrato, Colline Torinesi, ecc.), a ridosso delle pianure, dove la composizione varia in relazione alla disponibilità idrica; al sempre presente carpino bianco si unisce nella parte basale la farnia, mentre sulle pendici compaiono la rovere, il castagno, il ciliegio, il frassino maggiore, l acero campestre e la robinia. Nelle rare pianure esalpiche (fra Feltre e Belluno e nell Ossolano) dove, anche per motivi climatici, le querce tendono a divenire sporadiche, mentre il carpino bianco prevale e si accompagna al faggio, all acero di monte, all olmo campestre e al ciliegio. Nelle vallate esalpiche, lungo freschi versanti a morfologia variabile, dove, nelle aree a maggiore disponibilità idrica (depressioni), prevale nettamente il carpino bianco, mentre sui dossi, dove è minore la disponibilità idrica, prende il sopravvento il carpino nero. Nel fondo di strette vallate o di doline (Carso), dove, oltre alla buona disponibilità idrica, permangono per tutto l anno condizioni climatiche a estremi termici attenuati e con umidità atmosferica sempre elevata grazie anche alle nebbie (Monti Lessini, VR; Gargano, FG); in queste situazioni il carpino bianco si mescola soprattutto con il cerro. F 2.2.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. Nei querco-carpineti in cui è presente la farnia, sia sotto copertura che nelle aree scoperte, il seme di questa quercia germina facilmente, ma la mortalità dei semenzali nel giro di uno o due anni è quasi totale. Questa dipende, oltre che dalla mancanza di luce all interno del bosco, da probabili anomalie nel turn over F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 23 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta