2.2.3 Selvicoltura

F 24 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE della sostanza organica, segnalate dall abbondanza, dopo il taglio, di specie nitrofile e di rovi. Dopo alcuni anni, durante i quali la vegetazione nitrofila tende progressivamente a diradarsi, s insedia lentamente il novellame di carpino bianco. Quello delle querce compare solo quando un evento catastrofico (inondazioni, trombe d aria che sradicano le querce di maggiori dimensioni) sconvolge il suolo e porta in superficie gli orizzonti profondi. Negli altri querco-carpineti la situazione della rinnovazione è simile, ma meno problematica perché il novellame di rovere e di cerro subisce una mortalità minore e altre specie, grazie alla composizione più varia di questi querco-carpineti, possono rinnovarsi. Nei carpineti privi di querce la rinnovazione del carpino bianco è facile, anche se prevale generalmente quella di tipo agamico. Fase ottimale. Se non intervengono eventi catastrofici i giovani querco-carpineti tendono ad assumere una struttura verticale biplana, a copertura regolare scarsa, con un piano dominante a prevalenza di querce e uno dominato a carpino bianco. Il carpino bianco tende progressivamente a colmare gli spazi liberi dei piani superiori lasciando sguarnito il piano inferiore che, per carenza di luce, s impoverisce della vegetazione arbustiva ed erbacea. L alterazione della sostanza organica rallenta e si forma uno strato più o meno spesso di sostanza organica parzialmente indecomposta. Fase di decadenza e tendenze dinamiche. Quando le querce raggiungono una certa età (da 60-70 anni nelle farnie dei querco-carpineti planiziali fino a 180-200 anni nelle roveri dei querco-carpineti collinari e nei cerri), si nota un progressivo disseccamento della chioma e la comparsa di marciumi radicali. In assenza di eventi catastrofici la partecipazione delle querce si riduce e si verifica un evoluzione progressiva verso un carpineto. 2.2.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. La maggior parte dei querco-carpineti e dei carpineti, collocandosi potenzialmente in zone pianeggianti o sulle basse pendici collinari, è stata eliminata dall uomo. La diffusione della robinia ne ha ulteriormente ridotto l estensione. I carpineti hanno poi subito una notevole riduzione a causa della ceduazione, che ha favorito specie più rustiche, come il carpino nero. Tipo di gestione. I pochi querco-carpineti e i carpineti rimasti sono per lo più soggetti a particolari regimi vincolistici che hanno sospeso o limitato le utilizzazioni; altri sono governati a ceduo composto, altri ancora sono utilizzati prelevando, senza precise regole, quello che serve al momento, mentre nei carpineti prevale il governo a ceduo. Modelli colturali. In passato nei querco-carpineti, soprattutto planiziali, la forma di governo più ricorrente era il ceduo composto che forniva legna da ardere e, dalle querce, legname da lavoro. Il disturbo del suolo determinato da questa forma di governo consentiva anche la rinnovazione gamica delle poche querce (80-120/ha) necessarie in questa forma di governo. Questo modello colturale ha consentito la conservazione delle querce in molti querco-carpineti. Oggi nei querco-carpineti, in cui prevale l interesse per la conservazione, si tende a non intervenire, anche se crescono le preoccupazioni per la progressiva scomparsa delle querce. Si tratta di un processo dinamico inevitabile, che potrà essere interrotto da un qualche evento catastrofico che crei nuovamente condizioni adatte alla rinnovazione delle querce. Se si volesse, invece, avere la presenza di querce di diversa età sarebbe necessario adottare nuovamente il modello tradizionale oppure sperimentare dei modelli colturali che, avvicinandosi a quello del ceduo composto, prevedono fustaie multiplane rade con 150-250 soggetti a ettaro con diametro maggiore di 17,5 cm, area basimetrica compresa fra 10 e 15 m2 e masse da 130 a 250 m3. I querco-carpineti collinari, meno F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 24 5/29/18 3:07 PM p ia n r c r b to 2 2 C m p d C p lo m a d m d p s s q c g p L tu z d s m c

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta