2.3 Aceri-frassineti e aceri-tiglieti

INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 25 e ae e li e, à i, è problematici nei riguardi della rinnovazione delle querce, potranno essere governati a fustaia con le querce, selezionate fin da giovani (dapprima con diradamenti bassi e poi selettivi) nel piano dominante, e il carpino bianco in quello dominato con la funzione di contenere l emissione di rami epicormici (selvicoltura di qualità). Infine, nei carpineti governati a ceduo è opportuno, per conservarne la biodiversità, allungare i turni (fra 20 e 25 anni), rilasciando oltre alle eventuali querce presenti, un certo numero di matricine di carpino bianco, specie più svantaggiata da questa forma di governo, senza superare un numero totale di 100-120 matricine a ettaro. nn o o e o 2.3.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Formazioni in cui prevalgono il frassino maggiore o l Acero di monte o, più raramente, i tigli. Si tratta sia di consorzi in cui sono presenti queste tre specie mescolate con altre latifoglie, ma anche di boschi puri di una delle tre specie. Caratterizzazione fisionomica. Gli aceri-frassineti e gli aceri-tiglieti sono formazioni proprie soprattutto delle regioni esalpica, mesalpica e, più raramente, endalpica. Essi si localizzano solitamente a quote variabili fra i 500 e i 1.200 m, soprattutto nei versanti medio-bassi e negli impluvi, con una certa indifferenza per la natura del substrato. Gli ambienti potenzialmente adatti a queste formazioni sono: i ripidi pendii o le forre, in esposizioni fresche, su terreni poveri in terra fine, ma ricchi in humus, derivati da sfaldamenti di rupi o da accumuli di detriti calcarei; i depositi alluvionali, allo sbocco di valli laterali, in corrispondenza di profonde incisioni vallive, su suoli poveri in calcio, ma generalmente fertili; la base di ripidi pendii, su suoli colluviali caratterizzati da un consistente accumulo di nutrienti e dove, specie all inizio della ripresa vegetativa, vi è un elevata umidità atmosferica e un forte apporto di precipitazioni; i margini dei ruscelli, su versanti poco acclivi, non inondati, ma dilavati e spesso ringiovaniti da deboli smottamenti. Ma la maggior parte degli aceri-frassineti si trova su ex coltivi (aceri-frassineti secondari) dove, grazie all elevata capacità colonizzatrice, sia l acero che il frassino si sono recentemente espansi a partire da aree marginali da sempre destinate a bosco o da filari interpoderali coltivati per la produzione della frasca e per l alimentazione animale. Anche i tigli partecipano spesso a questi processi, ma raramente si formano dei consorzi puri (localizzati spesso ai piedi di salti di roccia su macereti). La composizione degli aceri-frassineti varia secondo la loro posizione che determina delle zone di contatto con altre formazioni. Fra queste, le più frequenti sono: con gli orno-ostrieti (arricchimento degli aceri-frassineti con carpino nero), con le faggete (arricchimento con faggio) e con gli alneti (arricchimento con gli Ontani bianco e nero). Anche alcune conifere, come l abete rosso e il larice, possono partecipare, seppure in modo minoritario. Localizzazione. Gli aceri-frassineti sono presenti, spesso solo in modo frammentario, in tutte le regioni alpine, ma anche in quelle appenniniche, nonché sul Gargano. Nelle formazioni meridionali (soprattutto acereti) all acero di monte s affianca o si sostituisce l acero d Ungheria (Acer opalus e/o A. obtusatum), mentre il frassino maggiore diviene raro a sud della Toscana. Nell area alpina esso è oggi in espansione comparendo, almeno per il momento, anche nel piano dominato di alcuni castagneti abbandonati. Nelle regioni alpine centro-occidentali partecipa anche a formazioni primitive su macereti assieme al Salicone. a oa a- ii, eo- ti o e- oe, a a ti oa e a à ei leo 2.3 Aceri-frassineti e aceri-tiglieti F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 25 F 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta