2.3.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

F 26 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 2.3.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. In queste formazioni la rinnovazione è sempre abbondante e s insedia rapidamente nelle aree aperte. Infatti, nonostante il seme di queste specie sia pesante, esso è dotato di ali che ne facilitano il trasporto e di una buona germinabilità. In seguito, le giovani piantine si affermano facilmente, grazie anche alla loro rapida crescita. Fase ottimale e di decadenza (tendenze dinamiche). La maggior parte degli acerifrassineti e degli aceri-tiglieti presenti in Italia è costituita da formazioni di prima generazione; per questo è difficile esprimersi sulle caratteristiche che potranno avere questi soprassuoli con l avanzare dell età. 2.3.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. La maggior parte degli attuali aceri-frassineti e aceri-tiglieti non è stata interessata da interventi colturali, anche se in alcuni casi è stata praticata la ceduazione. Tipo di gestione. Le neoformazioni di post-coltura sono, nella maggior parte dei casi, delle fustaie che potrebbero essere ordinariamente trattate, qualora si riuscisse a organizzarne la gestione. Si tratta di un problema piuttosto complesso, legato soprattutto alla frammentazione della proprietà, quasi sempre privata. Se si risolvesse questo problema si potrebbe, in via ipotetica, applicare la selvicoltura d educazione (o puntuale o per singolo albero). Interventi di cura. Sempre opportuni se si vogliono evitare schianti. La selvicoltura d educazione prevede diradamenti (selettivi) frequenti (ogni 5-7 anni), tesi a favorire i soggetti adatti alla produzione di legname da trancia o da sfoglia. Interventi di rinnovazione. In genere a buche d ampiezza pari a circa 1,5-2 volte l altezza degli alberi. Il Frassino non dovrebbe superare i 70 anni poiché, dopo quest età, è più frequente la comparsa del cuore nero che ne deprezza il legno, mentre l Acero può essere lasciato anche fino a 100 anni. 2.4 Betuleti, corileti e altre formazioni arboree transitorie 2.4.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. I betuleti e i corileti sono formazioni dominate, anche se spesso solo per pochi anni, rispettivamente dalla betulla (soprattutto Betula pendula Roth., mentre è rara la Betula pubescens Ehrh.) e dal nocciolo. Si tratta, infatti, nella maggior parte dei casi di formazioni temporanee che compaiono durante alcuni processi di colonizzazione o ricolonizzazione forestale. Una funzione analoga hanno anche alcune formazioni arboree, nel complesso poco frequenti o frequenti ma poco estese, come quelle a salicone, a pioppo tremulo, a sorbi (farinaccio e degli uccellatori) e a maggiociondoli (comune e alpino). Caratterizzazione fisionomica. Tutte le specie sopra elencate partecipano, come minoritarie, alla composizione di molte formazioni forestali presenti in Italia. Tuttavia, in alcune particolari situazioni esse si concentrano a formare dei boschetti, in genere poco estesi, in cui sono presenti in purezza. Queste situazioni compaiono in corrispondenza di stazioni primitive, caratterizzate da sfasciumi grossolani derivanti da rocce silicatiche (o anche sulle rare torbiere), dove possono essere presenti dei betuleti o delle formazioni di salicone (formazioni primarie). Altre volte compaiono, invece, nelle aree in cui le caratteristiche del suolo sono state alterate dalle colture agricole o da piantagioni forestali con specie non sintoniche con la stazione o dal passaggio del fuoco, costituendo delle formazioni secondarie. F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 26 5/29/18 3:07 PM L fa n fr c C n R 2 F te s o la p c a c a S s d s F tr tr p in c in d 2 T il g n te z p a n r d Q n

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta