2.4.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

e a n . ieti ea le ne, a i lè ò oo a, e a ti li e a, e nie e no, INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 27 Localizzazione. Mentre i corileti sono presenti in tutta la penisola, soprattutto nella fascia submontana e in stazioni non troppo aride, i betuleti mancano quasi totalmente nelle regioni del nord-est, dove al più ve ne sono alcuni secondari, mentre sono assai frequenti nella parte occidentale delle Alpi, soprattutto nel Piemonte settentrionale, costituendo talvolta anche delle formazioni di una certa estensione (Valsesia, Biellese, Canavese, ecc.). Lembi di betuleti sono ancora sporadicamente presenti lungo l Appennino (settentrionale, aquilano, campano) e sull Etna (dove è presente Betula aetnensis Raf.). Le altre formazioni sono sporadicamente presenti in tutta Italia. 2.4.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. La rinnovazione delle specie ricordate avviene successivamente a un evento che abbia alterato le caratteristiche del suolo. Se l evento è avvenuto su substrati silicatici e ha provocato un rimescolamento degli strati superficiali del suolo o la messa a nudo della roccia o l apporto di materiale grossolano, possono rinnovarsi la betulla e il salicone, a condizione che non vi siano in vicinanza altre specie arboree pioniere, come il pino silvestre, che ha in queste situazioni una maggiore capacità competitiva. Se, invece, l evento ha alterato solo alcune caratteristiche del suolo, come avviene dopo il taglio degli alberi o a seguito del pascolo o di una coltura agricola, si creano le condizioni di massima competitività delle specie che hanno la capacità di adattarsi anche alle situazioni in cui vi sono anomalie nutrizionali a livello del suolo. Se queste ultime sono solo lievi, la specie ricolonizzatrice principale è il nocciolo cui si affiancano eventuali altre specie ricolonizzatrici (come il frassino maggiore, l acero di monte e il tiglio). Se, invece, l anomalia consiste soprattutto nell acidificazione del suolo, le specie invadenti sono la betulla e altre tra quelle sopra citate. Fase di decadenza (tendenze dinamiche). Quando, a seguito dell azione miglioratrice delle caratteristiche del suolo dovuta al nocciolo o alla betulla o alle altre specie transitorie, si ricreano le condizioni adatte alla rinnovazione di altre specie, si ha il passaggio verso nuove formazioni. Questo cambiamento può avvenire in tempi diversi in relazione alle caratteristiche del suolo (soprattutto acidità e/o aridità), alle condizioni climatiche (tempi più brevi nelle situazioni non estreme) e alla posizione della stazione in relazione all optimum delle specie sostituenti (nelle zone di tensione fra optimum di diverse specie il cambiamento avviene in tempi più lunghi). F 2.4.3 Selvicoltura Tipo di gestione. Non gestite. Soprattutto nei corileti vi è spesso la volontà di accelerare il cambiamento verso altre formazioni con specifici interventi (rimboschimento, taglio degli arbusti o loro contenimento, ecc.). I risultati sono però spesso fallimentari e comunque non tali da giustificare gli ingenti investimenti necessari. Conviene, quindi, attendere il tempo necessario affinché spontaneamente si ricreino le condizioni adatte alla rinnovazione di altre specie. Questo vale anche per le altre formazioni transitorie, che assumono pure una notevole importanza nella ricostituzione dei suoli degradati e contribuiscono ad aumentare la variabilità del paesaggio forestale. I migliori betuleti potrebbero essere governati a ceduo; tuttavia, nonostante la betulla sia dotata di facoltà pollonifera, la possibilità di rinnovarla per via agamica è piuttosto controversa. Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare di applicare in questi betuleti dei moduli colturali adatti a produrre soggetti di qualità. Questi modelli, che si rifanno nelle linee generali alla selvicoltura d educazione, prevedono diradamenti precoci e intensi per favorire la rapida crescita giovanile dei soggetti scelti. F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 27 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta