2.5 Pinete di pino nero e di pino silvestre

F 28 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 2.5 Pinete di pino nero e di pino silvestre 2.5.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Formazioni a prevalenza di pino silvestre e/o di pino nero (compreso quello di Villetta Barrea). Si tratta sia di soprassuoli puri di uno dei pini sopra citati (formazioni tipiche), sia di consorzi misti in cui partecipano anche varie latifoglie (orniello, carpino nero, faggio, ecc.). Le conifere entrano nelle pinete sulle Alpi, nelle fasce montana e altimontana delle regioni mesalpica ed endalpica. Caratterizzazione fisionomica. I pini che caratterizzano queste formazioni sono particolarmente efficienti nell uso dell acqua e nell assorbimento degli elementi nutritivi. Essi, di conseguenza, tendono a prevalere in stazioni in cui vi è una qualche particolarità, soprattutto edafica, che ne esalta la competitività nei confronti di altre specie. Si tratta di ambienti quanto mai vari, che spaziano dalla fascia basale a quella altimontana. In estrema sintesi, questi ambienti sono: 1. le rupi e le falde detritiche recenti, sia dei substrati silicatici che carbonatici; si formano delle pinete primitive molto frequenti nelle vallate alpine; 2. i versanti esposti a sud, molto pendenti e con suoli superficiali; in questi luoghi s incontrano le pinete tipiche di versante, frequenti soprattutto nelle Alpi orientali su substrati carbonatici o nella parte più interna delle grandi valli trasversali alpine, soprattutto Val Venosta e Valle d Aosta; 3. le falde detritiche remote o i siti, comunque non molto favorevoli alla vegetazione arborea, interessati in passato da fenomeni o attività di disturbo (pascolo, incendi, ecc.) in cui vi è stato un miglioramento delle caratteristiche del suolo tale da creare condizioni sempre meno favorevoli ai pini; in questi ambienti sono presenti le pinete in successione verso altre formazioni; si tratta di consorzi piuttosto frequenti in tutta l area di distribuzione di questi pini; 4. i suoli prevalentemente sabbiosi formatisi dallo sfaldamento di rocce cristalline o magmatiche; in questi ambienti si formano le pinete tipiche dei suoli sabbiosi, frequenti nella parte settentrionale della Provincia di Bolzano, che costituiscono formazioni i cui pini raggiungono elevati livelli produttivi; 5. i suoli a drenaggio variabile, cosicché in brevi tratti si alternano aree con prolungati ristagni idrici ad altre in cui la circolazione dell acqua è normale o anche molto rapida; sono presenti in queste stazioni le pinete dei suoli a drenaggio complesso, frequenti soprattutto nei pianalti lombardi e piemontesi. Molte delle pinete italiane, soprattutto appenniniche, sono poi il risultato di rimboschimenti eseguiti nel secolo scorso allo scopo di recuperare al bosco le aree più degradate, migliorare la capacità produttiva delle più povere formazioni di latifoglie, aumentare la produzione nazionale di legno di conifere e migliorare la protezione del suolo dall erosione. 2.5.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione Tipo 1 (la numerazione si riferisce a quella dell elenco riportato nel paragrafo precedente): rinnovazione occasionale e a distribuzione sparsa localizzata nei microambienti in cui si formano situazioni edafiche non proibitive (tratti anche di ridotto accumulo di terra). F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 28 5/29/18 3:07 PM F te v v in d d v 2 T z s l la In g v d a c d fe v

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta