2.5.3 Selvicoltura

e di o a. ri. aSi a. r- hi li e, e i, e e a o ea- ao o, mù e, el eoo INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 29 Tipo 2: rinnovazione esclusivamente del pino (o eventualmente anche dell orniello) in occasione di piccoli movimenti del suolo che riducano la copertura della vegetazione erbacea che esercita una forte competizione sulle piantine relativamente alla disponibilità idrica. Tipo 3: rinnovazione dei pini solo in presenza di eventi che ripristinino condizioni primitive (piccoli movimenti di terra, incendi bassi, ecc.); rinnovazione, per lo più a gruppi, di varie specie (carpino nero, roverella, faggio, abete rosso, ecc.) che lentamente tendono a sostituire il pino. Tipo 4: rinnovazione molto abbondante dei pini che si localizza nelle aree prive di copertura; comparsa di eventuali latifoglie effimere (pioppo tremulo, betulla, sorbo degli uccellatori, ecc.). Tipo 5: rinnovazione molto scarsa dei pini che compare in occasione di un qualche disturbo (incendi, tagli con movimento superficiale del suolo); in mancanza di questi ultimi, comparsa, nelle situazioni a maggior ristagno idrico, di rinnovazione di farnia e, nelle altre, di rovere e di castagno; sempre abbondante è invece la rinnovazione di alcune specie esotiche (ciliegio tardivo, quercia rossa, robinia, ecc.). Nelle pinete artificiali, la rinnovazione del pino in genere è scarsa mentre è presente, se le condizioni di luce lo consentono, quella delle specie potenzialmente adatte alla stazione. Tuttavia, l affermazione di questa rinnovazione non è sempre uniforme e abbondante, essendo sovente limitata dalla soffocante presenza di arbusti miglioratori del suolo (nocciolo, rovi, ecc.) che s insediano successivamente a una brusca riduzione della copertura arborea. Fase ottimale e di decadenza (tendenze dinamiche). Tutte le pinete sono caratterizzate da un tempo di permanenza molto lungo, durante il quale è probabile che si verifichi un qualche evento che crei le condizioni adatte all insediamento della rinnovazione dei pini e/o delle altre specie. La maggior parte delle pinete può ritenersi poco interessata da processi dinamici poiché questi presupporrebbero un miglioramento delle condizioni stazionali che raramente avviene. Ben diversa è invece la situazione delle pinete dei tipi 3 e 5 e di quelle pinete artificiali in cui l evoluzione è palese e irreversibile, salvo che non si ricreino le condizioni favorevoli al reinsediamento dei pini. F 2.5.3 Selvicoltura Tipo di gestione. Le pinete dei tipi 1 e 2 sono solitamente lasciate alla libera evoluzione, così come la maggior parte delle pinete di tipo 3. Quelle dei tipi 4 e 5 hanno spesso funzione produttiva e sono quindi regolarmente trattate. Per le pinete artificiali, l orientamento colturale prevalente è verso un loro progressivo smantellamento per lasciare spazio alle specie ecologicamente più adatte. Interventi di cura. Nei tipi 4 e 5 sono sempre consigliabili, sia per conferire una maggiore stabilità ai soprassuoli sia per migliorare la qualità. Data l abbondanza della rinnovazione è opportuno eseguire uno sfollo, da compiersi verso i 20-25 anni, e almeno un diradamento, in genere di tipo basso da compiersi verso la metà del ciclo. Nelle pinete artificiali sono consigliabili, in assenza di rinnovazione di altre specie, diradamenti anche forti per riattivare l attività dei decompositori e creare i presupposti per l ingresso della rinnovazione di altre specie. In presenza di quest ultima, se sufficientemente affermata, si può procedere allo sgombero dei pini mentre, se è solo promettente, conviene procedere gradualmente con più interventi di diradamento. F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 29 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta