2.8.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

u npi di n e a e, ie e a rti io a i a o oti e a e) o a a st o- ti INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 33 Caratterizzazione fisionomica delle sottounità. Gli abieteti dei substrati silicatici (piceo-abieteti e abieti-piceo-faggeti) sono presenti in stazioni caratterizzate da suoli acidi; ne consegue che la vegetazione del sottobosco è molto ridotta. Al contrario, gli abieteti dei suoli mesici (piceo-abieteti e abieti-piceo-faggeti) compaiono in stazioni i cui suoli hanno reazione neutra e buona disponibilità idrica. Questi si formano su substrati misti, carbonatici e silicatici, o su quelli fra i carbonatici e i silicatici più alterabili. Le particolari condizioni stazionali, molto favorevoli per la vegetazione, fanno sì che il sottobosco sia molto ricco. Gli abieteti dei substrati carbonatici (soprattutto abieti-piceo-faggeti) si collocano, in relazione alla quantità dello strato erbaceo, in una posizione intermedia rispetto alle altre due sottounità. 2.8.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. In generale la rinnovazione negli abieteti è piuttosto facile e abbondante. Tuttavia, è abbondantissima solo negli abieteti dei substrati silicatici non dovendo competere con il sottobosco. I giovani collettivi che si formano hanno perciò una struttura spesso tendenzialmente monoplana. Soprattutto nei piceo-abieteti è evidente l alternanza fra l abete rosso e il bianco. Negli abieteti dei suoli mesici la rinnovazione è sempre continua, ma più rada, dovendo competere con il ricco sottobosco. Si formano allora più facilmente delle strutture multiplane. L alternanza fra le specie è ancora presente, ma è meno evidente. La rinnovazione negli abieteti dei substrati carbonatici avviene con modalità intermedie fra le due appena descritte. Fase ottimale e di decadenza. Negli abieteti la mortalità è sempre piuttosto scarsa, salvo in quelli dei substrati silicatici dove inizialmente è elevata. Nei tratti in cui si concentrano molti soggetti la struttura tende a divenire monoplana, la massa cresce notevolmente superando i 350-400 m3 ha21 e la rinnovazione sotto copertura scompare. Nei tratti, invece, più radi, la struttura si mantiene multiplana, la massa raramente supera i 300 m3 ha21 e la rinnovazione è continua. La fase di decadenza compare con il crollo di singoli o pochi soggetti, salvo nelle strutture più marcatamente monoplane, dove il soprassuolo può crollare anche su ampie superfici, in genere a seguito di trombe d aria. F 2.8.3 Selvicoltura Tipo di gestione. Ordinariamente governati a fustaia. Interventi di cura. Necessari solo nei soprassuoli a marcata struttura monoplana o anche nelle strutture multiplane, nei tratti in cui si ha un eccessiva presenza di alberi con diametri medi o piccoli. I criteri di diradamento variano da quelli consigliati nelle peccete montane, da applicare soprattutto nei soprassuoli più densi, a quelli propri dei diradamenti di tipo basso. Interventi di rinnovazione. Gli interventi possono essere quanto mai vari (stile libero della selvicoltura), passando anche su uno stesso soprassuolo dal taglio saltuario a quello a buche, fino ai tagli marginali o successivi a gruppi. La variabilità dei criteri d intervento è dovuta alla molteplicità di strutture che caratterizzano gli abieteti, cosicché in alcuni tratti sono consigliabili interventi che migliorino la struttura, in altri che favoriscano la rinnovazione, in altri ancora che regolino la mescolanza fra le specie. In tutti i casi sono opportuni interventi frequenti (periodo di curazione non superiore a 8-12 anni) e su piccole superfici. Ovviamente, una selvicoltura così intensiva necessita che il legname sia di buona qualità e che vi siano infrastrutture adatte che garantiscano una convenienza economica all utilizzazione. F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 33 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta