2.9 Peccete montane

F 34 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 2.9 Peccete montane 2.9.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Formazioni a netta prevalenza di abete rosso con presenze sporadiche di faggio, abete bianco, nocciolo e, più raramente, rovere, carpino bianco, Frassino maggiore. Si tratta di soprassuoli in genere molto densi, a struttura tendenzialmente monoplana, con alberi raggruppati in ampi collettivi e caratterizzati, dopo la fase giovanile, da chiome poco estese lungo il fusto (meno di 1/3) e spesso larghe. Sottounità. Le peccete montane sono diffuse soprattutto nella regione mesalpica, a quote variabili fra i 1.200 e i 1.500 m. Esse possono essere distinte, in primo luogo, in relazione al tipo di substrato. Quelle su substrati carbonatici sono in genere dovute a rimboschimenti (peccete secondarie), anche se da questi l abete rosso si è poi diffuso spontaneamente. Sui substrati carbonatici, infatti, difficilmente si formerebbe una pecceta montana naturale poiché essi sono frequenti nel nord-est delle Alpi dove, nella fascia montana della regione mesalpica, il faggio è ancora molto competitivo. Naturali sono, invece, le peccete montane su substrati silicatici, frequenti nelle Province di Trento e di Bolzano e in Lombardia. In questo caso l abete rosso riesce anche naturalmente a dominare nella fascia montana perché avvantaggiato da un clima più continentale, meno favorevole al faggio. Le peccete montane su substrati silicatici possono essere distinte in base alle caratteristiche del suolo, vale a dire quelle su suoli xerici e quelle su suoli mesici. Caratterizzazione fisionomica delle sottounità. Le peccete montane dei substrati silicatici dei suoli xerici sono caratterizzate da una notevole povertà floristica e da frequenti aridità estive del suolo. La crescita è piuttosto lenta, ma costante nel tempo. Le peccete montane dei substrati silicatici dei suoli mesici, grazie alla maggiore disponibilità idrica del suolo, sono caratterizzate, invece, da una ricca flora del sottobosco, spesso composta da felci. La crescita è più rapida, ma tende a rallentare prima rispetto a quella delle altre peccete. In queste peccete può essere marginalmente presente anche l abete bianco, il frassino maggiore e, talora, il nocciolo. 2.9.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. In generale nelle peccete montane la rinnovazione è abbondante, distribuendosi a gruppi nelle chiarie, ai margini del bosco o anche sotto copertura, anche se non la sopporta per più di 20-30 anni. Nelle peccete montane dei suoli xerici la rinnovazione è soprattutto frequente lungo il margine del bosco, dove gode della protezione laterale delle vecchie piante, che riducono anche gli effetti negativi dell aridità estiva. Nelle peccete montane dei suoli mesici la rinnovazione è più difficile poiché, per affermarsi, deve vincere la competizione dell abbondante strato erbaceo. Essa s insedia ancora verso il margine del bosco, là dove con il passare del tempo, probabilmente a causa di una maggiore acidificazione del suolo, la copertura delle felci o del Nocciolo tende a diminuire, lasciando il posto ad altre specie meno competitive, come il mirtillo. Fase ottimale e di decadenza. Le peccete montane, a causa della loro struttura e densità, sono soggette a notevoli problemi di stabilità meccanica; per questo in gioventù (fasi di spessina e perticaia), la mortalità è sempre piuttosto alta. Superato questo primo periodo, la mortalità si riduce notevolmente e prevale l accumulo di massa (fase ottimale) F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 34 5/29/18 3:07 PM c le tr T a s g 2 T In c v d s ( v p In s c m te 2 2 C s p c u S e p s s m s C d n p s z è c

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta