2.11.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

aoe si ae a a, e zti è o o è o i, le, o o e ae e li a e e ei o e o, INQUADRAMENTO DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NELL ARCO ALPINO ITALIANO F 37 Caratterizzazione fisionomica delle sottounità. Il lariceto primitivo è presente su costoni di roccia in tratti in cui vi siano dei minimi accumuli di suolo. Si tratta per lo più di formazioni pure presenti alle quote elevate (sopra i 1.600 m), soprattutto nella regione endalpica. Talvolta possono essere presenti la betulla e il salicone. Il lariceto tipico è ancora una formazione per lo più pura, presente sopra i 1.800 m di quota, nelle regioni mesalpica ed endalpica (più raramente anche in quella esalpica), indipendentemente dalla natura del substrato (lariceti primari). Altri lariceti primari possono poi comparire qua e là, anche a quote inferiori, come risultato di processi di colonizzazione di aree interessate da calamità (frane, incendi, ampi tagli a raso, ecc.). I lariceti secondari sono, invece, presenti in vari ambienti in cui sono stati favoriti dall uomo, poiché consentivano una doppia produzione: l erba e il legno. La distinzione fra lariceti primari e secondari è sempre molto difficile, soprattutto dove l attività alpicolturale è ancora in atto o è da poco cessata. In generale, si possono ritenere primari quei lariceti che si trovano alle quote più elevate, dove solo il pino cembro potrebbe vivere. Esso però può mancare a causa della sua frammentaria distribuzione e per l assenza di piante porta seme. Il lariceto in successione è, invece, presente sotto i 1.800 m di quota e si differenzia dagli altri perché nel piano dominato compare la rinnovazione di un altra specie. Nelle Alpi orientali, la successione più ricorrente è con l abete rosso o con il pino cembro (Provincia di Bolzano), mentre nelle Alpi centro-occidentali, la successione più frequente è con l abete bianco e con il faggio (in particolare nella regione esalpica). Si tratta di formazioni che si localizzano in ambienti in cui l attività alpicolturale è cessata da relativamente poco tempo e la vegetazione arborea potenziale, non più avversata dall uomo, si sta nuovamente espandendo. Localizzazione. I lariceti sono presenti in tutte le regioni alpine, tuttavia sono poco diffusi in Friuli-Venezia Giulia, nel Veneto e in Liguria, mentre sono particolarmente frequenti in Provincia di Bolzano, in Valle d Aosta e in Piemonte, soprattutto nella vallate delle Alpi Cozie e Marittime. F 2.11.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. La rinnovazione nei lariceti primitivi s insedia solo localmente in occasione di piccoli movimenti del suolo. Nei lariceti tipici essa avviene solo in corrispondenza dei tratti in cui un qualche evento (movimenti di terra, rottura del cotico da parte degli animali al pascolo, ecc.) ha ridotto la copertura dello strato erbaceo il quale, se presente, è fortemente competitivo nei confronti delle piantine di larice. Nei lariceti in successione la rinnovazione delle altre conifere è abbondante e diffusa, non essendo limitata dalla leggera copertura esercitata dalle chiome del larice. Fase ottimale e di decadenza. I lariceti hanno, in genere, un lungo tempo di permanenza cosicché mancano precisi riferimenti sulla loro fase ottimale e su quella di decadenza. Nei lariceti primitivi possono essere presenti singoli soggetti che superano anche i 500 anni d età. Nelle altre formazioni l avversità più ricorrente, peraltro anch essa rara, è costituita dagli incendi o da trombe d aria che possono eliminare il soprassuolo anche su decine di ettari. Tendenze dinamiche naturali. I lariceti primitivi e quelli tipici primari sono tendenzialmente stabili. Al più possono arricchirsi di pino cembro, se vi sono soggetti portaseme di questa specie o se i semi sono portati da animali (soprattutto la nocciolaia). F01_2_Inquadramento_Vegetazione.indd 37 5/29/18 3:07 PM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta