3. Vegetazione forestale nelle regioni appenniniche e

F 40 F.1 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 3. Vegetazione forestale nelle regioni appenniniche e insulari A 3.1 Il quadro regionale. Un inquadramento sommario delle formazioni forestali presenti nelle regioni appenniniche e insulari italiane viene proposto per Regioni amministrative, dato che risulta difficile individuare un numero limitato di regioni forestali, che costituiscano delle unità di sintesi dei fattori climatici, morfologici e geo-litologici. Emilia-Romagna. Sulla costa adriatica si trovano lembi consistenti di lecceta (Bosco della Mesola) con carpini (bianco e orientale) e pinete di pino domestico. Nella pianura sono presenti impianti di pioppicoltura e di arboricoltura da legno con latifoglie e aree residue di bosco planiziale, con frassino ossifillo e pioppo bianco. In collina prevalgono i cedui di cerro e di roverella; frequente è il carpino nero, anche in popolamenti rupestri. Nella fascia submontana si trovano castagneti e sono frequenti gli arbusteti da postcoltura. Nella fascia montana dominano le faggete; lembi di abieti-faggeto si trovano sul Monte Nero (PC) e nella Riserva di Sasso Fratino (FC). Si rinvengono relitti di pino silvestre, abete rosso, pino mugo, ontano bianco e alcuni salici subalpini. Toscana. Le formazioni forestali mediterranee si concentrano nelle province più meridionali, con prevalenza di boschi cedui di leccio e di macchie alte; le pinete litoranee di pino domestico svolgono un importante ruolo paesaggistico. I boschi collinari e submontani sono dominati da latifoglie decidue: cerro e roverella nel centro-sud, castagno al nord, carpino nero sui rilievi carbonatici. I boschi montani sono costituiti in prevalenza dal faggio e per il resto da abete bianco, raramente di origine naturale, e da conifere introdotte come pino nero, pino laricio e douglasia. Marche. Le fisionomie vegetazionali prevalenti sono, nella fascia montana, le faggete e i rimboschimenti con conifere e, nelle fasce collinare e submontana, i querceti di roverella e gli ostrieti; boschi di cerro e di castagno sono più rari. Sul Monte Conero è presente un lembo disgiunto di vegetazione mediterranea con partecipazione di caducifoglie. Il leccio può risalire, a piccoli gruppi, fino alle faggete. Umbria. La fascia montana è occupata da faggete e pascoli al limite superiore; un vasto rimboschimento a pino nero è presente sul Monte Peglia. La fascia submontana e collinare è caratterizzata da cedui di cerro e/o roverella (frequenti anche gli ostrieti). Nella fascia planiziale, relativamente continentale, si trovano stazioni relitte di Rovere. Le influenze mediterranee si manifestano con leccete miste a caducifoglie (anche con Cercis siliquastrum) e con pinete di pino d Aleppo. Lazio. Sulle alte montagne calcaree le faggete non superano i 1.800 m di quota e, scendendo, si trovano fino a 900 m, assieme ad abieti-faggeti e rimboschimenti a pino nero; nella pedemontana sono presenti querceti di roverella e ostrieti (a volte con leccio) e frequenti arbusteti di degradazione. Sui rilievi di origine vulcanica, con quote massime che si aggirano sui 650-900 m, i boschi più estesi sono le faggete e i castagneti. Nelle esposizioni umide e nel fondo delle forre, il faggio si trova anche a quote molto basse. Importanti soprassuoli relitti di rovere si trovano sui Monti della Tolfa. Nelle colline e nelle fasce pedemontane si incontrano lembi frammentati di cerreta. Nelle pianure alluvionali, di recente bonifica, sono presenti pinete di pino domestico, e si sono mantenuti lembi di bosco planiziale con farnia, farnetto, cerro, carpino orientale, sughera e leccio. Lungo la costa domina la macchia mediterranea. Un grande sistema di frangiventi di eucalipti è presente in provincia di Latina. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 40 5/30/18 7:51 AM le S ta R M d a P g s e s fl B r s d fr z M C ta v la la c g c C d le e e b S m m G s r e p p te a

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta