SEZIONE F

li mi, i. o a e oti a adi ie e an a e di è u- ae ). e. n no; e e e e. e e na i- VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 41 Abruzzo. La vegetazione risente del clima a impronta continentale determinato dall e- levata altitudine di massa: sono presenti specie alpine (es. Salix retusa, Pinus mugo e Sorbus chamaemespilus) e il faggio costituisce popolamenti anche estesi, ma non vegeta nel suo optimum; sono frequenti i boschi di roverella e gli arbusteti di degradazione. Rilevante è il popolamento relitto di Pinus nigra di Villetta Barrea. Molise. Si incontrano boschi di faggio sull Appennino e boschi, anche di alto fusto, di cerro e farnetto nell altipiano interno. Due importanti nuclei di abieti-faggeti o di abetina con cerro sono rappresentati da quelli degli abeti Soprani e di Collemeluccio. Puglia. Sul versante nord del Gargano, anche a quote basse, vegetano faggete residuali, grazie all esposizione e a correnti umide. Popolamenti misti a base di cerro sono presenti nel Gargano e nella Daunia; estese pinete di pino d Aleppo si trovano sul Gargano e, inoltre, nelle Isole Tremiti e sul Litorale Tarantino (pinete a Plantago albicans, considerate boschi climax in condizioni di aridità estrema). Sono presenti vari elementi floristici balcanici, fra cui il più rilevante è Quercus trojana (diffusa su circa 3.000 ha). Basilicata. Faggete e importanti relitti di abete bianco vegetano sulle montagne calcaree del versante tirrenico, con clima piovoso (fino a 2.500 mm). Nel versante adriatico, sull altipiano arido di terreni argillosi, sono presenti residui boschi, spesso di alto fusto, di cerro e farnetto e cedui di roverella e fragno. Sul rilievo vulcanico del M. Vulture è frequente il castagno. Nella pianura metapontina, la Foresta di Policoro è il bosco planiziale più meridionale con partecipazione delle specie della macchia mediterranea. Sul Monte Pollino sono presenti boschi di Pinus leucodermis. Campania. La regione è caratterizzata da rilievi vulcanici e calcarei. Questi ultimi sono talvolta ricoperti dal deposito di ceneri vulcaniche. Lungo la costa, temperature relativamente alte e un aridità moderata (più di 100 mm di precipitazioni estive) favoriscono la coltura per la produzione di frutti di noce, castagno e nocciolo, e determinano anche la presenza di endemismi quali Acer cappadocicum subsp. Lobelii e Alnus cordata. Il clima montano (2.000 mm di precipitazioni annue) corrisponde all optimum del faggio. Il clima più continentale del versante adriatico favorisce invece specie balcaniche come Prunus cocomilio. Calabria. Lungo la costa la vegetazione ha caratteri termomediterranei: macchia mediterranea e sugherete. Più internamente, la fascia mesomediterranea è occupata dal leccio e da altre sempreverdi. La fascia collinare e submontana ospita cedui di castagno e boschi di cerro e farnetto. Nella fascia montana si hanno faggete, estese pinete di pino e abieti-faggeti (importanti per la particolarità genetica delle popolazioni locali di abete bianco). A nord sono presenti popolazioni di ontano napoletano e di pino loricato. Sicilia. Il clima è relativamente umido sull Etna e sul versante tirrenico delle catene montuose settentrionali. Sull Etna si distinguono in senso altitudinale una fascia termomediterranea e mediterranea, una fascia submontana a castagno (con arbusteti di Genista aetnensis), una fascia di faggio (in parte sostituito, a nord, dal pino laricio), una stretta fascia con betulla dell Etna e, oltre i 2.200 m, le praterie oromediterranee. Sui rilievi settentrionali si distingue la sequenza della macchia mediterranea, poi del cerro e della roverella e, infine, del faggio. Sui Peloritani si trovano estesi rimboschimenti di pino domestico e marittimo. Sulle Madonie, oltre ai relitti di Abies nebrodensis, sono presenti nuclei consistenti di agrifoglio. Sulla costa meridionale, a clima termomediterraneo, le specie mediterranee, anche termofile come la palma nana, si trovano fino a oltre 600 m di quota. Sono presenti sugherete, macchie con olivo selvatico, pinete F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 41 F 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta