3.2 Faggete montane e altimontane

F 42 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE di pino d Aleppo e vasti rimboschimenti con eucalipti eseguiti in condizioni stazionali sfavorevoli. Sardegna. Il clima e la vegetazione sono di tipo mediterraneo. Fattore ecologico rilevante è il vento maestrale che influenza lo sviluppo della vegetazione e la violenza degli incendi forestali. La fascia termomediterranea va dalla costa fino a 200-300 m di altitudine, quella mesomediterranea si eleva fino a quasi 700 m. La vegetazione delle quote maggiori è di tipo sopramediterraneo con risalite del leccio (soprattutto sui suoli carbonatici) e con occasionali partecipazioni di caducifoglie. Faggio e cerro non sono presenti; il castagno è stato introdotto. I boschi di alto fusto sono rappresentati per la maggior parte da leccete pure o miste a roverella e da sugherete e, per la restante parte, da impianti di Pini mediterranei e di cedro dell Atlante. Fra i cedui e le macchie mediterranee alte prevalgono i popolamenti a base di leccio. La macchia bassa più diffusa è quella a cisto di Montpellier. 3.2 Faggete montane e altimontane 3.2.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Popolamenti puri o quasi, dominati dal faggio, spesso privi di sottobosco arbustivo. Nell optimum le fustaie adulte assumono l aspetto suggestivo di faggete a cattedrale ; altrove assumono l aspetto di boschi con piante tozze e ramose o addirittura di cespuglieti (nel caso di uno sfruttamento pesante e prolungato della vegetazione). Caratterizzazione fisionomica. L articolazione in tipi forestali dipende anche dalla posizione geografica. Molte delle faggete italiane sono da considerarsi medio-europee (al pari di quelle di Germania, Svizzera e parte della Francia), mentre quelle a sud dell Abruzzo con la loro impronta montano-mediterranea formano un gruppo di faggete meridionali. A partire dalla sottounità delle stazioni più fertili (faggete eutrofiche) s irradiano le sottounità delle stazioni che presentano fattori sfavorevoli: acidità del suolo, aridità, quote elevate, suoli superficiali, quote troppo basse e clima continentale. faggete medio-europee. Faggete eutrofiche (faggete mesofile, eu-faggete, faggete tipiche). In condizioni ottimali per clima e suolo (indifferentemente silicatico o carbonatico), il faggio raggiunge il massimo sviluppo (oltre 30 m di altezza), la rinnovazione naturale è facile e avviene in massa. Il sottobosco ha la fisionomia di un tappeto più o meno discontinuo di erbe basse, per lo più a foglia larga, salvo chiazze di alte erbe nelle radure. La rinnovazione in massa e il forte accrescimento giovanile portano tendenzialmente a popolamenti monostratificati, che si prestano molto bene al trattamento a fustaia a tagli successivi. Il trattamento a taglio a scelta colturale è di difficile attuazione; quando si vuole applicare un sistema di minore impatto ambientale si applicano tagli successivi a gruppi. Faggete acidoclini (faggete a luzula, luzulo-faggeti). Popolamenti di suoli silicatici moderatamente degradati e inaciditi. La fisionomia del sottobosco è condizionata da erbe graminoidi fra cui soprattutto le giuncacee del gen. Luzula. Esistono molti termini di passaggio verso le faggete eutrofiche e le faggete acidofile. Produttività da buona a mediocre, con popolamenti alti 20-30 m. La rinnovazione naturale del faggio è graduale e mai in massa. Il faggio, con minor potere di concorrenza, si consocia con abete bianco e altre specie. La forma di gestione più consigliabile per i soprassuoli migliori è a taglio a scelta colturale. Faggete acidofile (faggete oligotrofiche, faggete acidofile degradate). Faggete di terreni silicatici molto acidi, degradati F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 42 5/30/18 7:51 AM p d b p s le a o in e n P v s m p s la f s e in le s q m a a f n d n o la s r to c L c m p 3 in a s

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta