3.2.3 Selvicoltura

F 44 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Fase di decadenza e di rinnovazione. Si divide in due momenti: caduta di singole piante e primo insediamento di chiazze di novellame (fra cui s inseriscono anche specie sciafile come l abete bianco); caduta di molte piante contigue e insediamento di flora nitrofila, fra cui s inseriscono piante a rapido sviluppo come frassino maggiore e acero montano e, solo dopo, chiazze ampie e dense di novellame di faggio. Fase ottimale. Fase giovanile di rapido sviluppo. Le chiazze di novellame si sviluppano e confluiscono fra loro. Ne deriva un popolamento giovane, molto denso, in piena crescita e, successivamente, con alte provvigioni; struttura a gruppi un po disetanei fra loro, con differenze di dimensioni che si attenuano nel tempo. Fase terminale. Struttura monoplana, piante di grandi dimensioni, aspetto a cattedrale . la fase di maggiore durata nel tempo. Fuori dall ottimo, le faggete hanno tempi di decadenza e rinnovazione molto lunghi, che portano a forme pluristratificate, miste con altre specie, soprattutto conifere. Tendenze dinamiche naturali. Nel suo ottimo, il faggio ha un forte potere di concorrenza, grazie alla rinnovazione in massa, alla forte ombra esercitata al suolo e alla capacità di allargare la chioma; la coesistenza con altre specie è possibile solo accidentalmente. Il faggio è capace di penetrazioni sotto copertura in boschi di conifere, soprattutto di abete bianco e abete rosso. L aumento di biodiversità specifica delle faggete dell Appennino per semplice evoluzione naturale dipende dalle circostanze. Le faggete eutrofiche sono essenzialmente pure; solo l acero di monte è costantemente presente (molto subordinato) perché col rapido accrescimento giovanile riesce a emergere dallo strato di alte erbe che si forma in eventuali gap. La consociazione con altre latifoglie nobili appare stabile, soprattutto in forre o dirupi. L abete bianco, se presente, s insedia nelle faggete senescenti, con copertura attenuata, e vi resiste per più decenni potendosi affermare quando la faggeta entra nella fase di decadenza. Se è il faggio a insediarsi sotto un abetina, si verifica una fase a esso favorevole: la permanenza dell abete dipende dal modo con cui sopravvivrà fino alla decadenza del faggio. Quando il faggio si diffonde sotto specie eliofile (es. pino laricio), si ha l evoluzione a faggeta pura, a meno che non intervengano disturbi di vario tipo. In stazioni svantaggiate, le mescolanze col carpino nero o con querce caducifoglie sono stabili finché il faggio, al migliorare delle condizioni, non riesce a chiudere la copertura. Possibile la mescolanza del faggio con il leccio in risalita montana, ma quasi sempre in popolamenti di fertilità scadente. 3.2.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. Le faggete hanno subito perdite di superficie per far posto a pascoli, a colture di alta montagna e anche a impianti di conifere. Questi boschi sono governati quasi esclusivamente a ceduo. La gestione a ceduo è stata pressoché totale sulle Alpi, in Emilia-Romagna e in Toscana, mentre più a sud ha sempre prevalso il governo all alto fusto. Negli ultimi quaranta anni sono stati realizzati numerosissimi interventi di avviamento all altofusto, sulla base della disponibilità di finanziamenti e, in molti casi, non di presupposti ecologici e produttivi. Non indifferenti sono i fenomeni di degradazione del suolo dovuti agli incendi e anche all antica pratica delle colture (cereali o patate) che, subito dopo il taglio del ceduo, venivano interposte tra le ceppaie. Gravi i fenomeni di erosione genetica dovuti al taglio, nei boschi di alto fusto, delle sole piante con fusto diritto, poco ramoso e F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 44 5/30/18 7:51 AM fi m T d s c fa m s d s e ( L In m la N te r d ti r q s v e In le m s g ta la la c tr s p r r s r fa n (

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta