SEZIONE F

e edi e aa a . i, na ie, e e. na n e r il a na e al e r hi é o mi e, neti e VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 45 fibratura regolare, lasciando alla riproduzione le piante peggiori. Anche nei cedui, le matricine erano scelte fra le piante più ramose. Tipi di gestione. Variano in funzione dei diversi tipi forestali. Le faggete più scadenti devono essere classificate come boschi di protezione; alle rimanenti sono applicabili i seguenti sistemi: fustaia a tagli successivi uniformi (con turni dell ordine di 120 anni e con un intervallo fra il taglio di sementazione e quello di sgombro di 10-15 anni) per le faggete migliori e di struttura coetanea; fustaia a tagli successivi a gruppi per le faggete migliori con struttura irregolare; fustaia a taglio a scelta colturale per le faggete più scadenti, magari consociabili con le conifere. Il governo a ceduo è finalizzato alla produzione di legna da ardere. Il problema maggiore è la progressiva riduzione della densità a causa dell elevata mortalità delle ceppaie. Il sistema a sterzo con due classi di età era adatto ai cedui con periodi di curazione di 10-12 anni, ma con i periodi di curazione (superiori a 20 anni) attualmente adottati la capacità di rigenerazione tende a perdersi. La conversione dei cedui ha seguito spesso il metodo della matricinatura intensiva . Interventi di cura. Le ripuliture al novellame servono a favorire le piante di forma migliore. Si aprono dei sentieri, paralleli e poco distanti fra loro, per entrare nel popolamento in fase di spessina e si cimano le piante che fanno concorrenza alle migliori. Nelle fasi successive, i diradamenti consigliati sono quelli selettivi con scelta delle piante di avvenire e rimozione delle piante che fanno loro concorrenza, lasciando come riempimento le piante indifferenti o dominate. La risposta incrementale delle piante dominanti di faggio è significativa anche in età piuttosto inoltrate. Nei cedui da convertire, l avviamento all alto fusto generalmente consiste in un diradamento di tipo basso, riservando da uno a tre polloni per ceppaia (secondo le dimensioni delle ceppaie); qualora la fertilità stazionale lo consenta e il popolamento non sia troppo invecchiato, si possono ottenere incrementi sostenuti con un diradamento di tipo alto, senza che si verifichino problemi di stabilità e/o di formazione di nuovi polloni. Le riserve devono essere polloni dominanti. sempre preferibile eliminare tutte le matricine. Interventi di rinnovazione. Nei tagli successivi, il taglio di sementazione è paragonabile a un forte diradamento dal basso che lascia un popolamento infraperto (con chiome moderatamente distanziate). Non è indispensabile che esso sia fatto in un annata di seme abbondante. I tagli secondari (in numero di 1-2) e il taglio di sgombro vanno eseguiti entro 10-15 anni. In faggete mai diradate, è bene far precedere al taglio di sementazione un diradamento dal basso (taglio di preparazione), che ha lo scopo di favorire la decomposizione della lettiera e le piante che hanno migliori prospettive di ampliare la chioma. Nelle faggete a struttura irregolare, è consigliabile che il taglio di curazione cerchi di instaurare una struttura a gruppi monoplani, eliminando le piante di diametro maggiore dove abbondano quelle piccole, non intervenendo dove le piante grosse sono sufficienti e tentando il taglio di sementazione dove lo sviluppo è sufficiente. La gestione può essere finalizzata, in stazioni idonee e su parte degli individui, alla produzione di legname da trancia, cercando di ottenere fusti ben conformati e poco ramosi, con regolarità nell accrescimento radiale e facendo attenzione, durante le operazioni colturali, a non provocare danni meccanici cui il faggio è particolarmente sensibile. Il governo a ceduo sarebbe sconsigliabile perché la specie ha bisogno di suoli ricchi di humus e la capacità di rigenerazione per polloni è limitata. L impianto del faggio si rende necessario per il rinfoltimento dei cedui, per integrare la rinnovazione naturale, e volendo, anche per il rimboschimento. La produzione di seme è periodica (ogni 4-6 anni) e il seme non è facilmente conservabile. Il postime migliore è costituito F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 45 F 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta