3.3 Abieteti esalpici e appenninici (abieti-faggeti)

F 46 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE da trapianti 2 1 1 o 2 1 2, ma, per ragioni di costo, si può ripiegare su semenzali 2 1 0. La densità del novellame è essenziale per la crescita di piante di buona forma; sarebbe quindi preferibile non piantare con sesto uniforme, ma costituire gruppi di 15-20 piantine, distanziate fra loro di 0,7-1 m, e distanziare i gruppi in modo che allo stato adulto la copertura sia completa. Per impianti a scopo protettivo su terreni franosi o erosivi, è utile disporre filari di piantine a mazzetti (3-4 piantine per buca), ottenendo una barriera costituita da faggio allo stato cespuglioso. 3.3 Abieteti esalpici e appenninici (abieti-faggeti) 3.3.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Popolamenti solo occasionalmente puri di abete bianco; più frequentemente misti (con faggio, picea, acero montano, sorbo degli uccellatori, ecc.) tipici di quei climi a impronta oceanica che caratterizzano la fascia montana dell Appennino e il margine esterno delle Alpi. Sviluppo e condizioni vegetative e sanitarie dell abete variano molto con le condizioni stazionali e, soprattutto, con la quota. La flora del sottobosco è in gran parte analoga a quella delle faggete. Caratterizzazione fisionomica. Con criterio geografico si separano gli abieti-faggeti alpici da quelli appenninici; nell ambito di questi ultimi, si distinguono quelli calabresi. La tipologia stazionale degli abieti-faggeti è in gran parte parallela a quella delle faggete e ciò vale anche per le abetine impiantate in stazioni di potenziale competenza degli abieti-faggeti (frequenti nell Appennino). Gli abieti-faggeti delle Alpi si distinguono da quelli appenninici per la presenza di abete rosso e pino silvestre e, talvolta, anche larice. Spesso la fisionomia è stata alterata dall uomo con la diffusione dell abete rosso, sia in consociazione sia in sostituzione. Possibile la rinnovazione alternata, con maggior frequenza di abete bianco sotto abete rosso piuttosto che viceversa. Gli abieti-faggeti dell Appennino (Calabria esclusa) hanno distribuzione sporadica e relittuale, non raramente in posizione di discesa. La mescolanza è limitata al faggio e ad altre latifoglie. Gli abieti-faggeti della Calabria sono caratterizzati da una particolare variabilità genetica dell abete bianco (classificato come una sottospecie diversa), dalla consociazione con il pino laricio e dalla composizione del sottobosco che risente, come per le faggete meridionali, delle influenze montano-mediterranee (minore densità e minore numero di specie, con maggiore partecipazione di specie balcaniche). Secondo l ambiente si distinguono: abieti-faggeti mesofili: si trovano su rocce silicatiche e carbonatiche, in terreni profondi e posizioni non soleggiate. Corrispondono alle faggete eutrofiche. L abete raggiunge le massime dimensioni a maturità (anche più di 35 m di altezza). Specie consociate sono: abete rosso (limitatamente alle Alpi), faggio, sorbo degli uccellatori e acero montano. Il sottobosco ha più o meno le stesse specie delle faggete eutrofiche, ma in fisionomia più densa e più sviluppata, spesso con predominio di alte erbe. La rinnovazione dell abete si manifesta con frequenti gruppi densi collocati in corrispondenza di humus di specie diverse dall abete; abieti-faggeti acidoclini (abieti-faggeti a luzula): la rinnovazione dell abete è più facile anche se, poi, l accrescimento è minore; risulta facile anche la rinnovazione dell abete rosso e l azione di concorrenza del faggio si attenua; abieti-faggeti altomontani: con sottobosco caratterizzato da specie erbacee di grandi dimensioni; corrispondono ad abieteti a megaforbie in ambienti a lungo innevati F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 46 5/30/18 7:51 AM tr c i r p L e s la ti te l M d a s 3 F n ti d c tr ( C g le n d F d s p d m p m ( fe g

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta