3.3.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

0. e no i, a di li a an ti i. e li a ia r ti ali a n e o ogne e, a n- ù e nti VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 47 (1700-2000 m sulle Alpi, 1400-1700 m sull Appennino). Nonostante il terreno sia ben rifornito di acqua e possa essere anche profondo, l abete bianco cresce poco e subisce facilmente danni da agenti fisici o patogeni. Le abetine di discesa sono un caso particolare, non trattandosi di abieti-faggeti. Si tratta di cedui di castagno, o di cerro, in cui si è insediato abbondante abete bianco che, poi, si rinnova con facilità. L abete non raggiunge mai grandi dimensioni, anticipa i fenomeni di senescenza ed è facilmente danneggiato dal marciume radicale. Molti relitti dell abete bianco nella Penisola (M. Amiata, Molise, ecc.) si trovano in questa posizione. Localizzazione. Gli abieti-faggeti si trovano sulle Alpi: ad aree discontinue nel margine esterno delle A. Carniche, nelle Prealpi Venete, nel versante sinistro della Valsugana, sull Altopiano di Asiago, nelle Prealpi Orobiche, nella porzione esterna delle Valli Ossolane, in Val Sessera (Biella), nella porzione meridionale delle A. Cozie e sulle A. Marittime. Gli abieti-faggeti appenninici sono molto sporadici e relittuali (spesso con caratteri distintivi di boschi vetusti). All Abetone, a Vallombrosa e nelle Foreste Casentinesi l abete è stato mantenuto anche con la coltura; relitti naturali si trovano, invece, sul Monte Amiata, sui Monti della Laga, nell Appennino Teramano, sul Gran Sasso, in Val di Sangro, nella Valle del Trigno e sul Monte Pollino e in molti casi si tratta di cerreteabetine. Gli abieti-faggeti calabresi non sono relittuali e formano tre nuclei consistenti su Sila Piccola, Serre e Aspromonte. F 3.3.2 Fasi vitali e dinamismo naturale Fase di rinnovazione. Per quanto l abete bianco sia una specie sciafila, i semenzali non si insediano all ombra intensa dei popolamenti giovani e delle faggete nel loro optimum, e nemmeno tra le alte erbe di radura. I semenzali si insediano su terreni coperti da lettiera di altre specie (rinnovazione mediata), ma non da lettiera di abete bianco, che provoca un inibizione di natura biochimica. Poiché l abete si rinnova solo sotto altre specie che non hanno difficoltà a insediarsi sotto l abete, ne deriva una caratteristica alternanza di specie . Il novellame non si espande mai in massa su tutta la superficie (come nel faggio), ma si insedia gradualmente per gruppi densi, variamente distanziati. Con la loro capacità di tolleranza per l ombra, le piantine, se sotto copertura, sono in grado di sopportare un lungo (anche oltre 100 anni) periodo di attesa durante il quale, pur crescendo stentatamente (1-2 cm di accrescimento annuo in altezza), conservano il loro potenziale di accrescimento. Le piantine di abete bianco sono più appetite dalla fauna ungulata di quanto non lo siano quelle di abete rosso o di faggio. Fase ottimale e di decadenza. In un abieti-faggeto ricco in abete, i gruppi puri (come del resto le abetine di origine artificiale) hanno una fase ottimale breve (30-40 anni), seguita da una decadenza che comincia a manifestarsi già sul popolamento in fase di perticaia adulta. Le strutture pure e coetanee, in mancanza di diradamenti, sono molto dense e composte di piante esili, dunque sono molto soggette a schianti per cause meteoriche. Nelle fustaie pure di 70-80 anni si hanno ulteriori diminuzioni di densità a causa di patologie: in parte da agenti conosciuti (funghi come Heterobasidion abietinum e Armillariella mellea oppure insetti come gli scolitidi), in parte per cause ancora ignote ( Tannensterben o morìa dell abete bianco). In questa fase le latifoglie o le altre conifere penetrano nei gruppi puri di abete, mentre la rinnovazione di abete si addensa a gruppetti dove humus e illuminazione lo consentono. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 47 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta