3.3.3 Selvicoltura

F 48 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Tendenze dinamiche naturali. La rinnovazione mediata, l alternanza della rinnovazio- ne, l affermazione della rinnovazione a gruppi, la resistenza a lunghi periodi di attesa e la scarsa durata dei popolamenti puri coetanei rendono l abete bianco più adatto a partecipare al bosco misto, anche pluristratificato. Solo il faggio non ammette l affermazione dell abete sotto di sé; così gli abieti-faggeti che si trovano in stazioni dell optimum del faggio possono evolversi in faggete pure o quasi. Il termine abieti-faggeto , quindi, accosta due specie in concorrenza, con maggiori possibilità di successo per il faggio. L abete può mantenersi come specie dominante o codominante, dove il clima e il suolo limitano le funzioni vitali del faggio. La consociazione con le conifere (picea, larice, pino silvestre e pino laricio) è più equilibrata così come quella con specie eliofile e con chioma meno coprente (es. castagno e cerro nei relitti appenninici). 3.3.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. Dalle analisi polliniche risulta che, fino a circa 2.500 anni fa, l abete bianco dominava nel piano montano nell Appennino e nel margine delle Alpi mentre il faggio era confinato a boschi misti di quercia. In seguito, esso si è addensato nelle aree a clima oceanico del piano montano e l abete è diventato specie secondaria sulle Alpi e relitta nell Appennino (salvo in Calabria). Il cambiamento può essere imputato al clima o a cause antropiche. Non vi sono prove certe degli effetti di un cambiamento climatico ma, da qualche secolo, il ritiro dell abete bianco è un fenomeno generalizzato in Europa. L uomo poi ha ridotto la diffusione dell abete bianco sulle Alpi, per far posto all abete rosso, e nell Appennino, con un eccesso di utilizzazioni per produrre legname da opera. Tipo di gestione. Il bosco misto di abete bianco, abete rosso e faggio è ritenuto il più adattato al trattamento a scelta colturale per piede d albero, in strutture a bosco misto pluristratificato. In questo contesto, l abete bianco gioca un ruolo fondamentale: si rinnova a chiazze senza occupare tutto il terreno; permette di rinviare il taglio secondo le esigenze della struttura e della provvigione grazie alla riserva di rinnovazione rappresentata dalle piantine in fase di attesa; facilita la formazione del bosco misto (rinnovazione alternata); una volta liberato dalla concorrenza, si accresce notevolmente in diametro consentendo di mantenere boschi con provvigione elevata. Il periodo di curazione di un abieti-faggeto a taglio saltuario varia, al decrescere della fertilità, da 12 a 20 anni; la provvigione scende da 500 a 200 m3 ha21, la ripresa ottenuta da un taglio si aggira sui 80-60 m3 ha21. L allungamento del periodo di curazione e l innalzamento della provvigione comportano il rischio di una evoluzione della struttura in senso monostratificato. Interventi di cura. L applicazione del taglio a scelta colturale è finalizzata al raggiungimento o mantenimento della struttura pluristratificata. La proporzione numerica fra piante piccole, medie e grosse dipende dalla provvigione prestabilita oppure è imposta dalla fertilità della stazione. La frazione più delicata è quella di dimensioni intermedie: se le piante di questa classe sono troppo numerose, crescendo possono inserirsi nello strato superiore modificando la struttura in senso monostratificato; in caso contrario, il popolamento potrebbe assumere una struttura biplana con uno strato superiore e uno inferiore di novellame. Per queste ragioni nel taglio di curazione si deve concentrare l attenzione proprio sulle piante intermedie; le piante grosse si prelevano secondo esigenze economiche e per liberare il novellame. I gruppi di piante piccole F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 48 5/30/18 7:51 AM v a to in fu g v ta In m in in z d s g G to d ti d ( tr p 3 3 C c te b g n d L v g r p N t s s fl r r

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta