3.4 Alneti e altre formazioni di suoli idrici

oa a ri , il a a, e a isi e ò di eo o- ù o si o pne di 2 o o o- na a esi nee o e VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 49 vengono diradati cercando di favorire piante con chioma robusta e capaci di resistere all isolamento. La trasformazione di un bosco monostratificato in uno pluristratificato implica una graduale successione di interventi diversi. Nei popolamenti giovani si interviene con diradamenti selettivi favorendo le piante a chioma profonda adatte al futuro isolamento, riducendo il numero delle piante intermedie e riservando le latifoglie meno rappresentate. La trasformazione dei popolamenti adulti comincia con tagli volti a favorire eventuali chiazze di novellame e, se è il caso, a crearne dei nuovi (con tagli di sementazione a gruppi o in caso di insuccesso con piantagioni sottocopertura). In un bosco pluristratificato, intervalli eccessivi fra i tagli di curazione, o tagli troppo moderati, possono portare a una struttura monostratificata. Se questo processo è solo incipiente si procede con un taglio di curazione particolarmente incisivo sulle piante intermedie in esubero; se necessario, si favorisce l insediamento di chiazze di rinnovazione. Se il processo è molto avanzato, si procede come nel caso della trasformazione di popolamenti adulti. In caso di scarsità delle piante intermedie (struttura biplana), bisogna liberare gradualmente lo strato di rinnovazione in modo da ottenere, nel tempo, gruppi di novellame di altezza scalare. Gestione delle abetine pure a taglio raso con rinnovazione artificiale. Il trattamento a taglio raso con rinnovazione artificiale è ancora usato in alcune aziende private della Toscana. Il turno più consigliabile è di 80-100 anni. Ai fini della rinnovazione artificiale bisogna tenere conto del fatto che il seme è costoso. Gli intervalli fra le annate di produzione significativa sono irregolari: ogni 3-5 anni. La facoltà germinativa è bassa (30-35%) e l accrescimento dei semenzali lento. Consigliabili sono, come postime, i trapianti di almeno 2 1 1 anni e una distanza di impianto di 2,5 m (che consente di posticipare l età del primo diradamento). F 3.4 Alneti e altre formazioni di suoli idrici 3.4.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. I popolamenti dei suoli o dei substrati ricchi di umidità possono essere divisi in due categorie: boschi e boscaglie igrofili a legno tenero, con salici, pioppi e ontani, su suoli in stretto contatto con fiumi, laghi o paludi; boschi igrofili a legno duro, con farnia, carpino bianco, olmo campestre e frassino maggiore (®querco-carpineti e carpineti), su suoli di fertilità adeguata e con falda acquifera non così superficiale da impedire lo sviluppo di radici necessarie ad alberi di maggiori dimensioni. Localizzazione. Nella pianura e nei fondovalle i suoli e i substrati idrici seguono da vicino i corsi di acqua e si differenziano con l allontanamento dal letto di magra. I greti ghiaiosi o ciottolosi possono essere divisi in: greto instabile, soggetto a essere rimaneggiato dalla turbolenza delle piene, ospita al massimo dei salici; greto stabile, più ricco di terra infiltrata fra i ciottoli, ospita di preferenza l alneto di ontano nero. Nell alveo pianeggiante dei grandi fiumi si trovano anche lembi di depositi sabbiosi o terrosi (golene), spesso coperti da alte erbe palustri, ma capaci di ospitare boschi di salice bianco o di pioppo bianco, con o senza pioppo nero. In ambienti perilacustri si insedia l ontano nero con eventuale salice cenerino (specie legnose della nostra flora più tolleranti la sommersione prolungata delle radici). In montagna, gli alvei si restringono e con essi i saliceti di sponda. I salici e anche gli ontani possono risalire sulle adiacenti scarpate di fondovalle influenzate dall acqua di percolazione e da F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 49 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta