SEZIONE F

ri o o ii, e e di di a o i. ti e ri m. o si a ti ne un o. na, n a- ei fi ni eli oa o VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 51 Gli alneti primari si collocano fra 1.500 e 2.100 m e oltre, in versanti umidi, presso sorgenti di pendio, in luoghi di lungo innevamento, su frane e vecchi colatoi di valanghe. Gli alneti secondari sono il risultato della ricolonizzazione di pascoli umidi non più utilizzati. saliceti di greti ghiaiosi in pianura e nei fondovalle (saliceti di greto). Boscaglie con Salix elaeagnos, S. purpurea, S. alba, Populus nigra. Alle quote montane e subalpine la specie dominate è S. daphnoides. In alvei soggetti a inghiaiamento ed erosione, possono essere distrutti dalle piene e riformarsi altrove anche per talea naturale. Hanno una notevole importanza nella conservazione dell avifauna acquatica. La frequenza con cui il suolo resta scoperto da erosioni o piccole frane facilita l ingresso e l invasione di specie esotiche (Buddleja variabilis e Amorpha fruticosa). saliceto di ripa (saliceto ripario a salice bianco). Boschi o boscaglie (dominate dal salice bianco), lungo i margini del letto del fiume, che compongono una stretta striscia fra i saliceti di greto e i querco-carpineti. Sono presenti nel corso dei fiumi che attraversano pianure, fra 100 e 350 m di altitudine, su depositi sabbiosi (nell alveo o lungo le sponde) più o meno interessati dalle piene ordinarie. Hanno subito forti riduzioni di superficie per cause antropiche: bonifiche agricole, impianto di pioppeti, scavo di sabbia, costruzione di argini. Se sono esposti all azione delle correnti di piena, risultano stabili; invece, dove sono meno disturbati, si evolvono verso l alneto di ontano nero. Possono ospitare anche pioppo nero, pioppo bianco, sambuco nero, ontano nero. Frequente la presenza di specie esotiche spontaneizzate. pioppeti di pioppo bianco e di pioppo nero. Popolamenti misti di sponde e golene sabbiose stabili lungo il corso dei fiumi in pianura. Sono di transizione verso i quercocarpineti. Sono diventati sporadici a causa di bonifiche, sistemazioni, ecc. saliceti di pendice. Popolamenti di versanti freschi o di forre, composti da alberi di statura ridotta o arbusti; sono dominati da Salix caprea, fra 1.200 e 1.500 m e, a quote superiori, da S. appendiculata. Coprono superfici ridotte, spesso su tagliate o in soprassuoli di abete o faggio devastati dal vento o dalla neve. L accrescimento è rapido, ma questi popolamenti si evolvono poi con l affermarsi delle specie dei boschi circostanti. pioppeti di pioppo tremulo. Boschi, talvolta molto densi, di pioppo tremulo in invasione di prati umidi abbandonati, oppure nelle radure di faggete. Sono presenti sia sulle Alpi sia sull Appennino fino alla Calabria. La colonizzazione è facilitata dalla moltiplicazione per polloni radicali, pertanto non si esclude la possibilità che esistano popolamenti monoclonali. Frequente la presenza della betulla e/o dell ontano verde. saliceti subalpini. Boscaglie o arbusteti con fusti sciabolati, in ambienti endalpici su versanti alti fra 2.000 e 2.200 m. Colonizzano depositi grossolani (macereti, ghiaioni, morene, ecc.), ma sono ricchi di humus negli interstizi e interessati da scorrimento di acqua sottosuperficiale. Sono composti da più specie di salici, di cui alcune ubiquitarie, altre distribuite secondo il substrato. Il saliceto subalpino a S. helvetica e S. glaucosericea è tipico di suoli acidi delle Alpi occidentali. Il saliceto a S. hastata è caratteristico di suoli carbonatici. frassineti di frassino ossifillo. Piccoli popolamenti che si possono trovare lungo le coste. Su terreni molto umidi, sul margine di laghetti e paludi retrodunali. Misti con l ontano nero. Sottobosco di alte erbe palustri. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 51 F 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta