3.5 Castagneti

F 52 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 3.5 Castagneti 3.5.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Popolamenti spesso puri in suoli silicatici e in stazioni submontane. Possono avere tre fisionomie sostanziali: 1. castagneti cedui, con poche matricine, molte ceppaie/ha ricche di polloni allo stato giovanile; polloni con fusto diritto. Il sottobosco è spesso scarso, con poche specie arboree consociate (betulla, pioppo tremulo e rovere) presenti con scarsi individui; 2. castagneti da frutto tradizionali in esercizio con 80-150 piante/ha, innestate e a chioma espansa, sottobosco ordinariamente mantenuto a prato, la potatura di rimonda avviene ogni 3-5 anni; 3. castagneti a coltura abbandonata, con numero variabile di piante innestate con chioma resa irregolare per la presenza di polloni. presente un piano inferiore, più o meno denso, determinato (secondo il tipo stazionale) dalla rinnovazione del castagno oppure dall ingresso di altre specie (es. robinia, carpino nero, frassino maggiore, nocciolo) che possono anche aver raggiunto il piano superiore. Strato arbustivo o erbaceo sviluppato. Sottounità. Dipendono principalmente da substrato ed evoluzione del suolo. Le latifoglie consociate e le specie del sottobosco influenzano la persistenza del castagno. Si possono distinguere le seguenti sottounità principali: castagneti acidofili; castagneti acidofili mediterranei a erica arborea; castagneti mesofili; castagneti mesofili di rocce vulcaniche (serpentiniti escluse); castagneti di rocce carbonatiche. Caratterizzazione fisionomica delle sottounità castagneti acidofili. Si trovano su substrati di varia natura; più frequenti nell Italia settentrionale e in Toscana. La densità di ceppaie e polloni è elevata, ma l altezza media è modesta. Costituiscono i boschi con minore biodiversità che ci siano in Italia: sottobosco scarso e composto da specie acidofile comuni. Calluna vulgaris, Solidago virga-aurea, Deschampsia flexuosa, Pteridium aquilinum, Cytisus scoparius. Poche anche le specie arboree consociate: per lo più betulla e pioppo tremulo localizzati nelle radure. Rinnovazione del castagno assai facile. Sono boschi molto soggetti anche agli incendi. Quando sono degradati possono insediarsi conifere in discesa: larice, pino silvestre, abete rosso, abete bianco; è facile l invasione della robinia. castagneti acidofili mediterranei a erica arborea. Presenti in Liguria e in Toscana. Simili ai castagneti acidofili. Erica arborea ed erica scoparia possono formare un piano di vegetazione continuo. Il ripetersi di incendi favorisce la diffusione del pino marittimo. castagneti mesofili. Su suoli profondi derivanti da arenaria, ricchi di humus; anche su suoli da rocce vulcaniche in stazioni che abbiano qualche svantaggio. Fertilità buona (nei cedui: altezza media di 15-13 m a 20 anni). Sottobosco di specie nemorali (es. geranio nodoso) oppure, nelle radure, di alte erbe. Il castagno può avere difficoltà a rinnovarsi. Nell Italia settentrionale è frequente l invasione di frassino maggiore e acero montano, specie in grado di superare la concorrenza delle alte erbe. castagneti mesofili su terreni profondi da rocce vulcaniche (serpentiniti escluse). Sono presenti su: M. Amiata, vulcani laziali, vulcani della Campania, Monte Vulture, Etna e, in Campania, anche sulle ceneri del Vesuvio che coprono le montagne circostanti. Il sottobosco di specie nemorali è scarso. Popolamenti molto fertili per la disponibilità di potassio. Nei cedui sono molto numerosi le ceppaie e i polloni ad ac- F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 52 5/30/18 7:51 AM c t ti ta c e ( u L p li r s im r 3 d s r s p L fa d l n n u n 3 P n a d a p u b s è d s a p

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta