3.5.2 Fasi vitali e dinamismi naturali

e o e ; a n- n ù ae, o iSi ti e a ea: o e ti e o idi o. u a s. a o ). e, ra c- VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 53 crescimento rapido (fino a 15-18 m3 ha21 anno21 a 20 anni), con la possibilità di ricavare tronchi da sega con turni lunghi (40-50 anni). Nei castagneti da frutto si coltivano cultivar con frutti di grandi dimensioni. Popolamenti stabili, salvo locali invasioni dell ontano napoletano in Campania. castagneti di rocce carbonatiche o di scisti argillosi. Derivano da impianti da frutto eseguiti su suoli non adatti. Subito dopo l abbandono, la rapida invasione di altre specie (es. carpino nero), con individui che dominano presto il castagno, rende questa sottounità ormai più virtuale che reale. Localizzazione. I castagneti vegetano in posizioni submontane fra 600 e 1.000 m, praticamente in tutte le province italiane, ma soprattutto in Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Calabria. Sono meno frequenti nelle regioni ricche di rilievi carbonatici. In Sicilia abbondano sull Etna. In Sardegna si localizzano sul Gennargentu e sul Montiferru. La coltura da frutto permane in località disperse; importante nelle province di Cuneo e di Avellino. Il ceduo è diffuso e particolarmente redditizio nelle province di Viterbo, Roma e Napoli. 3.5.2 Fasi vitali e dinamismi naturali. Accrescimento e longevità sono condizionati dalla natura del suolo. Media tolleranza dell ombra. Chioma non densa. Accrescimento dei semenzali rapido, ma meno di acero montano e frassino maggiore. La densità può essere ridotta dal mal dell inchiostro. La possibilità di invasione di altre specie interessa sia i cedui sia i castagneti da frutto a coltura abbandonata e dipende dalle modalità con cui il castagno può opporsi occupando lo spazio con la sua rinnovazione e con il rapido accrescimento. L acidità del suolo limita comunque la presenza di specie arboree e arbustive concorrenti favorendo la rinnovazione del castagno. Nei castagneti dei suoli vulcanici la dominanza del castagno è facilitata anche dal rapido accrescimento. Nei castagneti mesofili, invece, l ingresso di altre specie è agevolato dall insediamento del sottobosco, cui seguono la rinnovazione di frassino maggiore e acero montano, oppure, in terreni meno fertili, carpino nero. La robinia, piantata dall uomo in castagneti devastati dal cancro corticale, ha avuto un comportamento invadente sostituendo il castagno su superfici rilevanti. L incendio ripetuto causa la scomparsa del castagno e la degradazione della vegetazione in cespuglieto o in ericeto. F 3.5.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. Il castagno (specie spontanea in Italia, ma in origine sporadica) è stato ampiamente diffuso dall uomo (sicuramente a partire dal 1.000 a.C. nell Italia settentrionale) non solo con impianti da frutto, ma anche con impianti da ceduo per ricavarne vari prodotti utili per l agricoltura: dai pali di varie dimensioni ai rametti da panieri. I castagneti hanno sostituito soprattutto i querceti di rovere. La preponderanza dei castagneti da frutto si è mantenuta fino al secolo XIX, poi ha subito un declino in parte per mutamenti sociali (spopolamento dei territori montani e cambiamento delle abitudini alimentari) e in parte per attacchi parassitari (mal dell inchiostro e cancro corticale). Il crollo finale è avvenuto intorno al 1960, quando la coltura è rimasta conveniente solo per i soprassuoli costituiti da cultivar adatte all industria dolciaria. I castagneti abbandonati in parte sono stati convertiti in cedui oppure sono stati sostituiti con altre colture (anche forestali: robinia o conifere esotiche a rapido accrescimento) o si sono evoluti spontaneamente in altri tipi di bosco. Oggi una larga parte dei popolamenti di castagno è governata a ceduo. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 53 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta