3.6 Querceti a foglia caduca

e: e i. é di tr pa a e a e o ee eei e. a, ie e e ni il e ei ne u, a a a ti o o e i: iuni ni VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 55 colturali consistono nella sistemazione del terreno (l erosione del suolo è facile e va ostacolata, anche con piccole opere che impediscano l incanalamento delle acque), in una o due operazioni di sfalcio della vegetazione erbacea rivolte anche a facilitare la raccolta del frutto, e in eventuali potature di rimonda con eliminazione delle parti di chioma malate o deperenti. Devono essere limitate il più possibile le pratiche che influiscono negativamente sulla fertilità: la lavorazione del terreno con eliminazione del cotico erboso (lo strato erbaceo può essere tenuto basso col pascolamento ovino o con lo sfalcio) e l abbruciamento dei materiali di risulta dalle operazioni di potatura e sfalcio; sono utili le concimazioni localizzate attorno a ogni pianta, in particolare con potassio. Nel caso di castagneti abbandonati, il ripristino può essere condotto in tre modi: conversione del castagneto a ceduo, ricostituzione del castagneto cambiando cultivar, recupero del castagneto principalmente con lavori di potatura e ripulitura. In ogni caso occorrono: clima del piano di vegetazione submontano; suolo silicatico, meglio se di origine vulcanica, sciolto, ben drenato, acido o subacido, ricco di humus; viabilità ottima; morfologia poco accidentata perché la coltura del castagneto da frutto comporta l eliminazione annua del sottobosco determinando pericoli di erosione. Le cultivar da farina possono essere ancora coltivate per motivi di tradizione o per prodotti con marchi di qualità (DOP, IGP o altri): sono tutte buone impollinatrici adatte a essere mischiate con le varietà autosterili. La conversione e il cambiamento di cultivar si attuano tagliando il soprassuolo preesistente e utilizzando poi come portainnesti i giovani polloni. essenziale che gli individui di altre specie (robinia, carpini, ecc.), che possono avere invaso il castagneto nel periodo di mancato uso, non siano così numerosi da imporre, poi, lavori di ripulitura troppo onerosi. I sistemi di innesto a spacco pieno, doppio spacco inglese e ad anello richiedono polloni di 1 anno di età; il sistema a corona richiede polloni più sviluppati. Le marze si prelevano da un soggetto sano della cultivar prescelta. consigliabile il prelievo invernale e la conservazione delle marze in sacchi chiusi posti in frigorifero. Gli innesti a spacco pieno e a doppio spacco inglese si eseguono nel tardo inverno, in giornate senza vento; quello a corona in primavera quando la pianta è in succhio. Segue un periodo di cura con ripuliture annue con cui si eliminano tutte le piante o polloni che possono entrare in concorrenza con l innesto e anche le piantine innestate meno vigorose fino a ottenere, a maturità, 80-120 piante ha21. Le prime potature (potature di formazione) devono mirare a impostare la pianta su un fusto non troppo alto e con rami espansi. Le potature ulteriori (di mantenimento) eliminano i polloni che possano essere nati alla base (o anche lungo il fusto, al di sotto del punto di innesto) e diradano la chioma tagliando i rami secchi o deperienti. Per il ripristino dell uso di un castagneto, senza cambiare cultivar, bisogna che i vecchi castagni siano ancora in buone condizioni e che l invasione delle altre specie (o la rinnovazione dello stesso castagno) non sia eccessiva. Il ripristino si risolve in potature di rinvigorimento, più energiche del normale, accompagnate dalla ripulitura del suolo rimuovendo tutta la vegetazione legnosa insediatasi durante il periodo di abbandono. F 3.6 Querceti a foglia caduca. I boschi di querce caducifoglie, pur diversi, presentano aspetti comuni: posizione collinare e planiziaria (esposta a intensa azione antropica), applicazione generalizzata del governo a ceduo e peculiari tendenze evolutive che ne diversificano la selvicoltura. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 55 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta