3.6.3 Aspetto e localizzazione dei querceti di rovere

e Il a- è i a a e. e eni. aa è id a di odi u eio li ù o, e- aoi, e oa- e VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 57 Caratterizzazione fisionomica. Le sottounità sono individuate in base a substrato e grado di aridità della stazione; all interno del vasto areale italiano della roverella si possono determinare tipi anche in base a clima e regione floristica. Querceti xeromorfi di roverella dei suoli carbonatici: prevalgono su suoli derivanti da calcari, dolomie, marne e galestri, fino a quote di 500-600 m (raramente 800). La produttività è modesta e, nelle stazioni limite, si manifestano come boscaglie. Altezza media a maturità inferiore a 10 m: l aridità causa, su polloni più grossi e matricine, disseccamenti apicali. Componenti più comuni sono orniello, carpino nero, cerro, pruno spinoso, citiso sessilifoglio e biancospino; nei casi estremi, la specie più evidente è la ginestra odorosa. Nel sud del Piemonte e nel versante tirrenico le specie arbustive caratteristiche sono Cytisus sessilifolius, Spartium junceum e Asparagus acutifolius; al margine delle Alpi è facile trovare anche il pino silvestre; nelle colline dell Italia nord-orientale, nelle Marche e in tutto il versante adriatico fino alla Puglia si aggiungono specie ad areale orientale come carpino orientale, scotano, cotognastro, terebinto, ecc.; nel meridione anche pruno cocomilio. Hanno valore protettivo. Sono molto soggetti agli incendi. Il miglioramento del suolo è evidenziato dalla diffusione del carpino nero. Querceti xeromorfi di roverella dei suoli silicatici: più rari dei precedenti. Misti a cerro e castagno (al nord anche a rovere e betulla); strato arbustivo con ginestra dei carbonai, Calluna vulgaris, Erica arborea. Querceti di roverella su serpentiniti: non frequenti, si trovano soprattutto in Liguria e in Toscana; spesso ridotti a boscaglia. Querceti mesoxeromorfi di roverella: sono i migliori fra i boschi di roverella; generalmente su suoli carbonatici evoluti, in esposizioni nord e su pendici non accidentate. Raggiungono al massimo i 600 m di quota, poco di più in Piemonte. Mescolanza con specie arboree molto variabile: cerro, carpino nero e orniello sono le più costanti; possono aggiungersi rovere (soprattutto a nord), carpino bianco (soprattutto a nord e nel versante adriatico), faggio (quote superiori) e leccio (a sud), acero opalo e campestre, sorbi (ciavardello, domestico e farinaccio). Sottobosco arbustivo, più denso sui margini, con sanguinella, biancospino, ligustro volgare, pruno spinoso, evonimo. Su terreni silicatici ospitano anche castagno, erica arborea e ginestra dei carbonai. Localizzazione. In Italia i boschi di roverella sono i più diffusi (dalle valli interne delle Alpi fino ai monti della Sicilia e della Sardegna, attribuiti talvolta alla specie affine Q. congesta) e contendono il primato della superficie a quelli di cerro. F 3.6.3 Aspetto e localizzazione dei querceti di rovere Caratterizzazione fisionomica generale. La frammentazione impedisce di precisare una fisionomia comune. Più frequenti su suoli acidi, formano boschi cedui (spesso misti a roverella o composti da ibridi con caratteri intermedi) oppure occasionali boschetti di alto fusto. Caratterizzazione fisionomica. Le sottounità possono essere ordinate per produttività crescente. Querceti rupestri arbustivi: in Piemonte (anche su terreni scadenti come quelli derivanti dalle serpentiniti), in Valtellina e anche nelle Marche; a quote fino a 1.000 m. Querceti mesoxeromorfi di rovere: in ambienti collinari e submontani, su suoli silicatici o carbonatici, misti a roverella e cerro e altre specie consociate, più numerose su suoli carbonatici. Querceti mesomorfi di rovere: su terreni più fertili e umidi. Significativi relitti in Toscana, nei dintorni di Arezzo (con carpino bianco) e nelle Colline Metallifere (mista anche col leccio). Sui Monti della Tolfa, la rovere è mista a faggio, con esemplari di carpino bianco e carpino nero. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 57 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta