3.6.4 Fasi vitali e dinamismi naturali

F 58 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Rovereti collinari del margine delle Alpi: ricchi di specie fra cui castagno, farnia ed eventualmente faggio, sono soggetti all invasione della robinia; nei pianalti verso la Pianura Padana si trovano boschi di transizione verso i querco-carpineti planiziari (con roveri di grandi dimensioni, farnia, carpino bianco, ecc.). Localizzazione. Principalmente nel margine delle Alpi; nuclei nella Toscana meridionale e nel Lazio settentrionale. Lungo la costa adriatica si trovano esemplari e boschetti spinti fino al Gargano, attribuiti alla specie affine Q. dalechampii. 3.6.4 Fasi vitali e dinamismi naturali Fase di rinnovazione. Un ceduo a regime ha un numero di ceppaie inversamente proporzionale alla lunghezza del turno: indicativamente da 1.000 a 2.000/ha. I numerosi polloni emessi dopo il taglio subiscono una rapida selezione naturale e si riducono a 2-4 quando il ceduo ha raggiunto l altezza di 5-6 m. La capacità pollonifera decresce al crescere delle dimensioni dei polloni e quindi dell età e della fertilità. Non sempre le matricine di più cicli, una volta tagliate, producono polloni. La rinnovazione da seme dovuta alle matricine è sporadica, soprattutto in stazioni fertili dove è più attiva la concorrenza delle altre latifoglie. L ombra delle matricine ha un effetto deprimente sull accrescimento dei polloni, tanto più grave quanto più la specie è eliofila: massimo per cerro e farnetto, leggermente minore per rovere e roverella e, tra le specie consociate, più tollerabile per i carpini, trascurabile per faggio e leccio. L ombreggiamento esercitato è funzione del numero delle matricine e delle dimensioni delle chiome. L altezza di inserzione della chioma delle matricine coincide con l altezza media dei polloni circostanti ed è quindi influenzata da lunghezza del turno e fertilità. Tendenze dinamiche. I dinamismi naturali sono poco noti, soprattutto per le fasi di decadenza e rinnovazione. Le querce a foglia caduca sono soggette alla concorrenza delle latifoglie, arboree e arbustive, che diffondendosi sotto il querceto adulto riescono a formare uno strato compatto che ne impedisce la rinnovazione. L ingresso di queste specie è favorito dalla fertilità stazionale, ma viene rallentato dall impatto dell uso umano: risulta irrilevante nei cedui a turno breve e via via maggiore in quelli a turno lungo, nei cedui composti, nei cedui avviati all alto fusto. Le specie concorrenti più attive sono il carpino bianco e il carpino nero, cui si aggiungono acero campestre e opalo, frassino maggiore, orniello, olmo campestre, faggio e arbusti come ligustro, biancospini, sanguinella e pruno spinoso (hanno in comune di essere più esigenti in fatto di fertilità e di tollerare meglio l ombra). Per contro le querce caducifoglie, in misura variabile, tollerano suoli più scadenti, sono esigenti in fatto di luce e hanno la chioma poco coprente; inoltre, in virtù della maggiore longevità, si può ipotizzare che in querceti molto vecchi venga progressivamente a mancare il principale ostacolo alla rinnovazione naturale rappresentato dal piano inferiore delle altre latifoglie. Secondo l ipotesi più pessimistica, gli attuali querceti a foglia caduca (cedui o cedui avviati a fustaia) sarebbero instabili, in quanto da interpretarsi come boschi di specie parzialmente pioniere, per di più influenzati da vicende storiche pregresse. La roverella sarebbe meno a rischio per la sua maggiore tolleranza dell ombra, per la copertura un poco più intensa esercitata dalla sua chioma e per la capacità di colonizzare i campi abbandonati e di presidiare ambienti degradati. Sulle Alpi, sia la rovere sia la roverella possono insediarsi attivamente sotto le pinete di pino silvestre. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 58 5/30/18 7:51 AM 3 P d h b li a g r li s e e L e s o la u T g te s 1 v d d b n h d g q s d s le 8 d P c b m p g d

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta