3.7 Pinete di pino marittimo

oa e a ti a na, al ine a el vn a 0 lo ol e a oli o n a a nli ni m e a e. n nti e ù VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 61 3.7 Pinete di pino marittimo 3.7.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Popolamenti puri o quasi, con sottobosco di arbusti mediterranei acidofili (erica arborea, erica scoparia e ginestra dei carbonai). Le principali latifoglie consociate sono, secondo la fascia di vegetazione, caducifoglie (castagno, pioppo tremulo, cerro e rovere) e sempreverdi mediterranee (leccio e altre, in particolare quelle silicicole, come sughera e corbezzolo), sempre su suoli silicatici, dal livello del mare alle quote collinari (fino a 600 m). Molto soggette a incendi che ne favoriscono la rinnovazione e/o la diffusione. Caratterizzazione fisionomica. Prevalgono i tipi acidofili con variazioni dovute a clima e roccia madre. Pinete suboceaniche a ginestrone. In Liguria e nel nord-ovest della Toscana in posizioni collinari sopra- e mesomediterranee. Fertilità da discreta a buona. Il ginestrone è molto infiammabile e, in quanto specie spinosa, ostacola le operazioni antincendio. Pinete sopramediterranee a eriche. il tipo più diffuso; in posizioni collinari sopramediterranee in Toscana e in Liguria e su suoli silicatici di varia natura (anche in depositi ciottolosi del Quaternario). Frequente un piano inferiore rado di castagno o di cerro, talvolta con rovere. Nei popolamenti da impianto è possibile la consociazione con pino domestico o cipresso. Fertilità da mediocre a discreta. Pinete mediterranee acidofile. Con sottobosco basso di calluna ed erica scoparia che simula una brughiera. Pioppo tremulo e felce aquilina nelle depressioni umide. Fra le principali specie localizzate: castagno, sughera e corbezzolo. Occasionale su suoli silicatici superficiali. Fertilità mediocre o scadente. Pinete su macchia mediterranea. A Pantelleria, nei rimboschimenti della Sardegna, più rara in Toscana e in Liguria. Con erica arborea e altre specie mediterranee di suoli silicatici: corbezzolo, sughera, calicotome. Leccio talvolta abbondante. Fertilità varia, anche ottima. Pinete su suoli da serpentiniti. Pinete mediocri con sottobosco rado, quasi esclusivamente erbaceo; su rilievi più o meno isolati di Liguria e Toscana. Localizzazione. I popolamenti spontanei si trovano in Liguria, in Toscana e nell Isola di Pantelleria. Ampio impiego nei rimboschimenti della Sardegna; meno in altre regioni. F 3.7.2 Fasi vitali e dinamismi naturali. La rinnovazione del pino marittimo, ottenuta in passato con i tagli e le utilizzazioni intercalari dell erica, avviene ora spesso come conseguenza del passaggio di un incendio. Le fasi postincendio sono di due tipi. Se la rinnovazione è molto abbondante e densa, giunta allo sviluppo di perticaia, viene diradata da schianti dovuti a eventi meteorici; in seguito le piante superstiti, dopo i 30-40 anni di età, producono l insediamento sparso di nuovo novellame avviando una struttura bi- o multiplana. L insediamento di novellame dopo incendio è rado, sparso e progressivo, si sviluppano piante distanziate e di più età; la struttura multiplana si completa con l insediamento della successiva rinnovazione che però risente precocemente dell ombra esercitata dagli alberi adulti e dal sottobosco. In assenza prolungata d incendi, la successione inizia quando le latifoglie del piano inferiore crescono fino a chiudere il piano superiore e diventano capaci di disseminare. L evoluzione verso le latifoglie è tanto più rapida quanto maggiore è la fertilità; specie conclusive dell evoluzione sono il leccio nella fascia mediterranea e il cerro in quella sopramediterranea. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 61 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta