3.7.3 Selvicoltura

F 62 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 3.7.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. Specie pioniera che tende ad aumentare le superfici occupate invadendo campi abbandonati, boschi degradati o incendiati. Tipi di gestione. Il trattamento tradizionale prevedeva tagli a scelta col periodo di curazione di 15-20 anni e con bassa provvigione. Nei cedui coniferati le Prescrizioni di Massima imponevano il rilascio delle conifere in alternativa alle matricine, favorendone così la diffusione. Oggi l aspetto principale della gestione è in funzione antincendio tenendo conto che, a causa del sottobosco con specie molto infiammabili, le pinete di pinastro sono il tipo di bosco più a rischio d incendi. In Italia, porzione periferica dell areale, si hanno fenomeni di forte mortalità conseguenti a infestazioni di Matsucoccus feytaudi; sono allo studio interventi di lotta biologica; la sostituzione con altre specie si presenta difficoltosa dato che il pino marittimo si rinnova facilmente in massa e allo stadio giovanile non subisce attacchi; è probabile che vengano individuate provenienze resistenti. 3.8 Pinete di pino domestico 3.8.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Popolamenti, solitamente coetanei originati da impianto, con fisionomia caratteristica per la tipica forma delle chiome. Possibile il sottobosco di varie specie, soprattutto sclerofille mediterranee. Caratterizzazione fisionomica. La tipologia dipende da: destinazione colturale (pineta da pinoli, rimboschimento protettivo o, raramente, pineta da legno), posizione (collinare, planiziaria-litoranea o su dune o su suolo alluvionale); fascia fitoclimatica (sopra-, meso- o termomediterranee). Alcuni caratteri sono collegati fra loro (es. tutte le pinete da pinoli sono planiziarie e tutte quelle da rimboschimento protettivo sono collinari). Le pinete litoranee sono diffuse soprattutto lungo i litorali laziale e toscano; rappresentano la quasi totalità di quelle da pinoli e la metà di tutte le pinete di pino domestico. Formano un complesso articolato secondo localizzazione e fitoclima. Le pinete litoranee su dune derivano da imboschimenti su sabbie nude; il sottobosco si presenta in vari stadi di evoluzione (da assente a già addensato in un piano inferiore compatto) e, se assente o rado, è possibile la rinnovazione naturale. Le pinete litoranee sopramediterranee (es. Veneto, Ravenna, Viareggio e S. Rossore) presentano frequenti deperimenti dovuti a basse temperature; nel sottobosco le sclerofille sempreverdi mediterranee sono poche (solo erica arborea ed erica scoparia) o assenti, mentre prevalgono altre specie arboree o arbustive. Le pinete litoranee mesomediterranee presentano sottobosco a prevalenza di arbusti sempreverdi sclerofillici mediterranei; se il suolo è sufficientemente rifornito di acqua, il pino domestico si trova nel suo optimum. Nelle pinete termomediterranee appaiono l erica multiflora e il ginepro fenicio e, in Sicilia e Sardegna, anche l olivo selvatico; i periodi prolungati di siccità portano alla formazione di aghi corti e poco longevi e coni piccoli. Le pinete litoranee su suoli alluvionali derivano dal rimboschimento di depressioni umide. Hanno sottobosco molto denso, di alte erbe; possono essere miste con pioppo bianco, olmo campestre, farnia e anche ontano nero. Qui il pino domestico raggiunge le massime dimensioni, ma è soggetto a danni (sradicamenti) per marciumi radicali e non è capace di rinnovarsi per la concorrenza delle altre specie. Le pinete collinari sono particolarmente diffuse in Sardegna, Sicilia e Toscana. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 62 5/30/18 7:51 AM z p e fa fa L s S in 3 F z i m p L s ti la b e p d la p p 3 P b r le s p r T p ti L z im d p d e

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta