3.8.2 Fasi vitali e dinamismi naturali

ci di di e o di as e o e ae ei-, e e o au di e s. a e e a o e o o iso r e VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 63 Soddisfano agli scopi generici del rimboschimento (copertura del terreno, facilitazione all insediamento di latifoglie, ecc.) e sono caratterizzate da densità maggiori. Le pinete collinari dei suoli silicatici sono spesso miste con pino marittimo, pino d Aleppo e cipresso. Evolvono a latifoglie sempreverdi oppure verso le caducifoglie secondo la fascia di vegetazione. Il pino marittimo e il pino d Aleppo si rinnovano con maggiore facilità e possono invadere le pinete di pino domestico. Localizzazione. Vi sono importanti comprensori sulla costa tirrenica da Viareggio a sud di Roma. Pinete collinari si trovano in Sicilia (es. intorno a Messina) e soprattutto in Sardegna (Pixinamanna), popolamenti sparsi nell alto Adriatico (con 2 estesi complessi intorno a Ravenna) e piantagioni frammentarie nel resto della costa adriatica. 3.8.2 Fasi vitali e dinamismi naturali Fase di rinnovazione. Le pinete pure coetanee mantengono la loro fisionomia apprezzata dal punto di vista paesaggistico e turistico-ricreativo non oltre i 140 anni; già verso i 100 anni di età sono numerose le piante morte in piedi e quelle sradicate e colpite da marciume radicale. Nelle pinete da pinoli, si aggiungono le rotture di fusti o rami grossi per gli attacchi di Phellinus pini (marciume del legno) a partire dalle ferite da potatura. La rinnovazione naturale è facile nelle pinete su dune, in radure su sabbia nuda o con scarso sottobosco, e porta a popolamenti con struttura disetaneiforme. Il pino marittimo, se presente, può essere invadente. Dove si afferma un piano inferiore denso di latifoglie, la pineta di pino domestico è destinata a scomparire. Deperimenti irreversibili si sono verificati nelle vicinanze del mare (soprattutto vicino alle foci dei fiumi) per effetto dell aerosol marino inquinato. La penetrazione di acqua salata nella falda freatica provoca stress analoghi a quelli dovuti all aridità: accrescimento rallentato, aghi corti, di colore opaco e poco longevi (chioma trasparente). Nelle pinete collinari, invece, la longevità delle fisionomie di pineta è ridotta anche dall aridità. La rinnovazione del pino domestico è talvolta possibile anche dopo incendi bassi che non abbiano ucciso i pini adulti, a condizione che non sia presente il pino marittimo. F 3.8.3 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. L area d origine non è sicura (probabilmente Libano e/o Andalusia). stato forse diffuso dai Romani con impianti vicino ai porti per ricavarne legno e resina per la riparazione delle navi. A partire dal secolo XVIII, con le bonifiche del litorale tirrenico, sono state impiantate pinete, anche estese, per consolidare dune o imboschire pascoli o per difendere dal vento le colture retrostanti. Le pinete collinari, tutte relativamente recenti, derivano dal coniferamento di boscaglie a roverella o di macchie mediterranee degradate. Tipo di gestione pinete da pinoli. Sono, generalmente, coetanee e derivate da impianto. Gli impianti per semina richiedono molto seme, lavorazione del terreno e sfoltimenti precoci. La piantagione, con piantine in contenitore, comporta futuri rischi per la scarsa resistenza al vento dovuta a malformazioni delle radici del postime, ma permette una densità di impianto definitiva o quasi (con distanze di 6 o 8 m). La raccolta dei pinoli inizia all età di circa 30 anni. La produzione declina a 100-120 anni, pur restando economicamente possibile per molti più anni, ma attualmente la produzione è seriamente compromessa da Leptoglossus occidentalis. Il prolungamento del ciclo colturale è giustificato dagli elevati costi della rinnovazione artificiale e dallo scarso valore del legname ottenibile. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 63 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta