3.9 Sugherete

F 64 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Longevità e produzione dipendono anche dai diradamenti che devono essere precoci: dopo i 40-60 anni d età, le piante, con una chioma troppo stretta per una buona produzione e troppo alta per essere stabili, sono irrimediabilmente compromesse. Raggiungendo una densità definitiva di 80-100 piante/ha a 30 anni, si deprime la produzione nei primi decenni; con una densità di 200 piante/ha a 30 anni, si ha una maggiore produzione precoce che però va incontro a un declino anticipato, se non si interviene con ulteriori diradamenti regolari e solleciti. La specie non risponde bene alle potature: i tagli, spesso finalizzati più a facilitare la raccolta che non a favorire la produzione, non devono interessare rami troppo grossi. La raccolta delle pigne si fa per scuotitura: quella a mano richiede attrezzature di sicurezza e operai addestrati; mentre quella effettuata con scuotitura meccanica si può fare solo in inverno, prima che l entrata in vegetazione riduca l aderenza della corteccia, esercitando sulla pianta una sola breve vibrazione; ulteriori vibrazioni hanno solo effetti dannosi sulla pianta. pinete da rimboschimento. La gestione delle pinete collinari inadatte alla produzione dei pinoli dipende dalla destinazione e dall evoluzione. Spesso si attribuisce un valore paesaggistico anche a esse. Se si prevede anche la produzione di legno, conviene mantenere più a lungo possibile un popolamento denso per evitare la formazione di grossi rami. La densità di 200-300 piante/ha garantisce buona stabilità meccanica. L evoluzione a grossi pini, sparsi sopra un piano inferiore di latifoglie, può creare paesaggi di alto valore estetico. Interventi di rinnovazione. Si impongono nei popolamenti molto vecchi. In passato la rinnovazione prevedeva il taglio raso su superfici di 2-3 ha e la successiva semina a righe del pino. Oggi, per mitigare l effetto sull ambiente e soprattutto sul paesaggio, si ricercano sistemi meno drastici. Il taglio saltuario e quello a buche non sono praticabili, per le esigenze di luce e di spazio della specie. Si deve ripiegare sul taglio raso su superfici di almeno 0,5 ha; se il sottobosco non è troppo denso, si può adottare il taglio raso con riserva di 20 piante portaseme/ha. La rinnovazione naturale è sempre ostacolata anche dalla predazione del seme da parte della fauna; gli ungulati, se presenti, brucano i getti delle giovani piantine. La rinnovazione artificiale prevede l impiego di giovani semenzali S1. La specie è geneticamente uniforme per cui non è importante far ricorso a particolari provenienze. La conservabilità del seme è breve ed è consigliabile seminarlo prima possibile. Subito dopo la germinazione viene emessa una radice fittonante molto lunga e l allevamento in contenitore può portare a deformazioni permanenti; la semina diretta sarebbe quindi preferibile. L allevamento, a scopo ornamentale, di piante a pronto effetto produce pini facili a sradicarsi e rende necessarie annaffiature di soccorso dopo la messa a dimora. 3.9 Sugherete 3.9.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Si distinguono popolamenti, naturali o quasi, a dominanza di sughera (rari) e boschi per la produzione di sughero, allevati a densità rada e gestiti in maniera specifica: impiantati, diradati, potati e mantenuti liberi dal sottobosco. Gli inventari forestali considerano questi soprassuoli non come boschi, ma come colture specializzate (come i castagneti da frutto e i pioppeti). In alcuni casi (es. Maremma) la produzione viene ottenuta da individui isolati all interno della macchia, che vengono allevati liberi da concorrenza. Le sugherete si addensano nella fascia F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 64 5/30/18 7:51 AM te u in C s o s s c c v c d m L n 3 d v p s d 3 m a r v p r p c e R q c d a fe p 9 d s fe p

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta