3.9.2 Fasi vitali e dinamismo naturale

ea goe e e: n la e e; e e nsi oo o a si i, ro a o ni o ie i; di e anal i, si ca VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 65 termomediterranea e vegetano sempre su suoli derivanti da rocce silicatiche. La relativa uniformità ecologica (unita ai condizionamenti antropogeni) consente distinzioni solo in corrispondenza dei limiti termici. Caratterizzazione fisionomica. Al limite freddo (nella fascia mesomediterranea) la sughera si ritrova in pinete di pino marittimo, leccete o anche cedui di castagno, cerro o (es. Sardegna) roverella. Al limite caldo (es. sud della Sicilia) si possono distinguere sugherete termofile a graminacee (es. Stipa bromoides) e, nelle stazioni meno aride, sugherete termofile a olivo selvatico e ginestre spinose (es. Calicotome spp.). Le tipologie di dettaglio si basano, secondo lo scopo, su densità, sottobosco, modo di coltura, esiti da incendio e intensità del pascolamento: un sottobosco ad asfodelo indica sovraccarico da pascolo e, se la sughereta è rada, si presentano aspetti di transizione verso il pascolo alberato; un sottobosco compatto a Cistus monspeliensis è sicuramente conseguente a fuochi ripetuti; un piano inferiore di leccio e/o di sclerofille arbustive di notevole sviluppo (corbezzolo, lentisco, ecc.) è premessa all evoluzione al bosco misto. Localizzazione. La larga maggioranza delle sugherete si trova in Sardegna; poi, in ordine di importanza, in Sicilia, Toscana, Calabria, Lazio e sporadicamente anche in Puglia. F 3.9.2 Fasi vitali e dinamismo naturale. La sughera ha chioma composta da foglie di 1-2 anni di età (quindi molto più trasparente rispetto al leccio), accrescimento giovanile rapido, corteccia palesemente adatta agli incendi; in sintesi, è una specie semipioniera, scarsamente competitiva, tanto da rischiare di perdere spazio a favore di altre specie. Le sugherete non più coltivate evolvono verso la macchia, con un intervento del leccio più o meno sollecito. 3.9.3 Selvicoltura. La coltura della sughera si attua quasi esclusivamente in popolamenti coetanei o, comunque, monostratificati. L origine può essere varia: avviamento all alto fusto di un bosco ceduo o di una sughereta che, dopo un incendio, abbia ricacciato polloni; rimozione di tutte le piante di specie diverse; semina su terreno lavorato a piazzole. I diradamenti portano gradualmente la sughereta ad avere circa 200 piante/ha a 80 anni di età. Densità maggiori deprimono l accrescimento diametrale ritardando così l inizio delle estrazioni del sughero e male si conciliano col pascolo. Il pericolo di indebolire le sughere sottoponendole a prelievi troppo forti di sughero ha condotto a individuare alcuni valori limite, che sono stati fatti propri da regolamento e Prescrizioni di Massima; qui di seguito si riportano le indicazioni contenute nel Regolamento forestale della Regione Sardegna. Le decortiche cominciano, per legge, quando le piante hanno raggiunto uno sviluppo adeguato: circonferenza minima di 60 cm (sopra sughero) e altezza di almeno due volte la circonferenza. La prima raccolta, detta demaschiatura , asporta sughero screpolato (sughero maschio o sugherone), adatto solo alla macinazione. Il sughero che si riforma (sughero gentile o sughero femmina), dapprima di colore rosso vivo poi sempre più scuro, resta compatto e privo di screpolature per 12 anni; è vietato eseguire le raccolte con cicli inferiori a 9 anni. Con le decortiche successive si estraggono sughero gentile dalla porzione di fusto già demaschiato e, sempre secondo i limiti di legge, sugherone dalle parti superiori (demaschiatura al rialzo). Per ottimizzare la produzione, una sughereta di fertilità mediocre dovrebbe essere mantenuta per 6 decortiche, una di fertilità ottima per 10 (fino a 100-130 anni): nella pratica, per evitare interruzioni della produzione F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 65 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta