3.10 Querceti di leccio

F 66 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE e i costi della rinnovazione, si preferisce sfruttare le sugherete per età indefinite. La moltiplicazione per seme ha le stesse particolarità di quella di tutte le altre querce. Le annate di seme abbondante si verificano a intervalli brevi. L impianto per semina diretta su terreno lavorato a piazzole sarebbe la soluzione migliore, ma per evitare la predazione da parte di cinghiali, roditori, ecc., si preferiscono semenzali di 1 1 0 allevati in contenitore. 3.10 Querceti di leccio 3.10.1 Aspetto e localizzazione Caratterizzazione fisionomica generale. Si tratta di popolamenti nei quali il leccio si presenta, o potrebbe potenzialmente presentarsi, con portamento arboreo; per quelli in cui il leccio si trova permanentemente allo stato arbustivo (®Macchie, ericeti e altri arbusteti). La distinzione fra querceto di leccio e macchia a leccio viene fatta in base alla possibilità, stimata, di convertire un bosco ceduo in una fustaia, sia pur mediocre; i limiti convenzionali sono basati sull altezza media raggiunta a una data età (es. 5 m a 20 anni). I boschi di alto fusto sono molto rari, spesso conservati in parchi di ville. La loro struttura è quella di un bosco puro o quasi, ombroso, composto da alberi grossi, con fusto più o meno contorto, alti fino a 20-25 m. Più cospicua e in aumento è la superficie (concentrata in foreste di proprietà pubblica) dei cedui in conversione all alto fusto. I cedui, puri o misti, esercitano una forte influenza sul paesaggio per il colore scuro, per la chioma sempreverde e la loro densità. Di regola la mescolanza avviene con specie mediterranee sclerofilliche sempreverdi (anche arbustive); il grado di mescolanza dipende dall età, dal livello della degradazione e dal modo in cui i fattori stazionali consentono anche la presenza di caducifoglie. In Toscana i cedui giovani misti con varie specie e dall aspetto impenetrabile vengono detti forteti . Caratterizzazione fisionomica. Fra le sempreverdi mediterranee, il leccio è la specie che ha la maggiore ampiezza ecologica estendendosi dalla fascia termomediterranea fino a rasentare quella montana. Una prima suddivisione si può operare su base fitoclimatica: leccete termomediterranee, leccete mesomediterranee (che sono quelle dell optimum e del massimo di frequenza), leccete di transizione alle caducifoglie e, infine, in modo sempre più frammentario, leccete sopramediterranee e cespuglieti submontani e montani a leccio. Leccete termomediterranee: occupano una superficie limitata, a eccezione dell Ogliastra in Sardegna, anche per l intensa alterazione antropica del territorio. Su suoli silicatici si mescolano alla sughera e, nelle situazioni più calde, all olivastro; crescono la partecipazione e la competitività delle altre sempreverdi, in particolare del lentisco. Al rarefarsi del leccio, si ha la sostituzione con la macchia mediterranea. Leccete meso-mediterranee: frequenti in Sardegna e Toscana e subordinatamente nel Lazio; più rare in altre regioni per degradazione antropogena. L aspetto attuale è quello di cedui o di cedui avviati all alto fusto. Il leccio è misto agli arbusti sempreverdi sclerofillici, che assumono quasi portamento arboreo e, nei rari boschi d alto fusto, si localizzano ai margini delle radure o in chiazze di sottobosco. Nei suoli silicatici, si trovano anche sughera, corbezzolo ed erica arborea; possibili alcune caducifoglie (acero trilobo, orniello). Spesso i cedui giovani sono molto ricchi in corbezzolo perché, dato il pregio della legna da ardere di questa specie, i boscaioli ne favorivano la diffusione stimolando l emissione di polloni radicali. Leccete di transizione: pur collocandosi nella fascia mesomediterranea e mantenendo inalterato F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 66 5/30/18 7:51 AM il d m d fa e g in q li t te in a d g v fr t L te n A e d 3 m to e a c d s e ti m p p s s li e e g p te

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta