3.10.2 Fasi vitali e dinamismi naturali

e. e. a e 0 si li ri e e; m e. i, uo e e eati e a ie e, ti ie ni ma e a. li ri o. li hi adi o VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 67 il contingente dei sempreverdi sclerofillici, si trovano in stazioni nelle quali l umidità del suolo (come negli avvallamenti o al piede dei rilievi) o del clima locale consente la mescolanza con specie caducifoglie. Ne possono derivare popolamenti a elevatissima diversità di specie arboree. Si possono distinguere una variante mesica (con cerro, farnetto, frassino ossifillo, acero campestre, carpino nero e bianco, sorbo domestico e altre specie fra cui, talvolta, anche rovere e farnia) e una xerica (nella quale prevalgono roverella e orniello). Leccete sopramediterranee di suoli silicatici: si presentano in stazioni particolari come lembi intercalati a boschi di caducifoglie. Differiscono da quelle di transizione perché le sempreverdi diverse dal leccio sono più rare (spesso limitate a lauro tino e alaterno). Si distinguono tipi xerici, con roverella e orniello, e tipi mesici, con cerro e molte altre specie fra cui anche rovere. Leccete sopramediterranee di suoli carbonatici: hanno notevole ampiezza altitudinale (oltre i 1.000 m in Sardegna). Sono quasi pure: le sempreverdi sclerofille scompaiono gradualmente all aumentare della quota e si possono avere nuclei di carpino nero in corrispondenza di avvallamenti. In Umbria è caratteristica la frequenza di Cercis siliquastrum. Cespuglieti submontani e montani a leccio: si trovano al margine delle Alpi, soprattutto verso il Lago di Garda, e allo sbocco delle valli del Veneto. Nell Appennino sono più frequenti sui suoli carbonatici e possono assumere fisionomie di bosco ceduo; nell Italia meridionale si infiltrano fra le faggete. Localizzazione. Le leccete seguono la costa della Liguria, penetrano abbondantemente nell entroterra in Toscana e Lazio, tornano a restringersi sulla costa calabrese, risalgono fino al Gargano, formano popolamenti più sporadici, sia costieri sia submontani, in Abruzzo e nelle Marche, sono diffuse sulla costa romagnola (Gran Bosco della Mesola) e veneta. In Sicilia la distribuzione potenziale del leccio è resa incerta dal quasi generale disboscamento, mentre in Sardegna il leccio è assai frequente. F 3.10.2 Fasi vitali e dinamismi naturali. Il leccio ha le caratteristiche per assumere e mantenere, nel suo ottimo, la dominanza: è specie longeva e di accrescimento sostenuto e quindi può raggiungere dimensioni notevoli, tollera l ombra, ha una chioma densa e coprente, con foglie che permangono fino a 5-6 anni, e la produzione di ghianda è abbondante quasi tutti gli anni. Le conoscenze attuali non consentono di esprimere congetture sull evoluzione di un bosco di leccio allo stato naturale; si possono solo descrivere le fasi della degradazione e quelle dello sviluppo e delle trasformazioni che si verificano durante l invecchiamento di un ceduo. La degradazione dovuta al pascolo e all incendio ripetuto manifesta fasi diverse a seconda del tipo di suolo. Su suoli silicatici, il taglio del bosco e il governo a ceduo favoriscono specie concorrenti, ma ugualmente esigenti, come gli arbusti-alberetti sempreverdi sclerofillici. L incendio ripetuto porta dapprima a un espansione del corbezzolo, cui segue l affermarsi di grandi arbusti pionieri come eriche e Calicotome spp.; nei casi di maggiore degradazione si assiste successivamente alla dominanza di piccoli arbusti, con la formazione della macchia bassa a Cistus spp., oppure della gariga ad arbusti aromatici. Su suoli carbonatici, l alterabilità della roccia e la lentezza della pedogenesi acuiscono le conseguenze dell erosione e si giunge più velocemente alla gariga di arbusti aromatici (timo, rosmarino, lavande, elicriso, ecc.). L evoluzione per semplice invecchiamento di un bosco ceduo non degradato avviene a partire da un giovane popolamento, densissimo e composto principalmente da arbusti sempreverdi sclerofillici, che possono essere così sviluppati da tenere sotto copertura i polloni di leccio e determinare la fisionomia del popolamento. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 67 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta