3.11.2 Selvicoltura

e e n e ern ti à al si n a o o, e e na; il si na n di e ali zil aei e n ti VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 69 Fasi vitali e dinamismi naturali. Il pino d Aleppo è da considerarsi specie termomedi- terranea, pur presentando trasgressioni mesomediterranee. In posizioni sopramediterranee (es. Umbria e quote superiori del Promontorio del Gargano) subisce occasionali danni da gelate. il pino più resistente all aridità. Pioniere, e soprattutto pirofita, capace di rinnovarsi abbondantemente dopo gli incendi; la rinnovazione spesso progressiva porta a una conseguente struttura disetanea. In assenza di disturbi, il pino d Aleppo è soggetto alla successione con latifoglie: la permanenza della pineta dipende dal modo in cui fattori edafici limitanti ostacolano il ricostituirsi della lecceta o della macchiaforesta a olivo selvatico e lentisco. Le pinete più stabili si trovano su macchia bassa a lentisco, mirto, fillirea e rosmarino oppure su garighe a timo capitato con brachipodio ramoso. In Sardegna (S. Antioco) si trovano pinete su macchia rada a olivo selvatico e quercia spinosa. Il tipo più xerofilo, con sottobosco a Plantago albicans, si trova sul Litorale Tarantino. Le pinete dell Umbria sono atipiche: miste a leccio, fillirea ed erica arborea e anche con latifoglie caducifoglie (es. roverella) e carpino nero. possibile che su suoli molto superficiali il pino d Aleppo sia anche poco longevo. 3.11.2 Selvicoltura Principali alterazioni antropiche. Le pinete di pino d Aleppo sono state alterate da incendi, tagli a scelta commerciale, resinazione e scorzature di alberi in piedi per raccogliere la corteccia che veniva usata per la concia delle reti da pesca. Il pino d Aleppo è stato impiegato in rimboschimenti, talvolta misto al cipresso. Le pinete delle colline livornesi, in seguito a incendi, hanno prodotto forme di rinnovazione e di diffusione di entità tali da assumere l aspetto di una formazione naturale. Tipo di gestione. In teoria il sistema più efficiente è il taglio raso, con riserva di portaseme. L abbruciamento controllato delle ramaglie favorisce la rinnovazione. Nella pratica, il trattamento più seguito è il taglio a scelta. F 3.12 Macchie, ericeti e altri arbusteti 3.12.1 Fisionomia generale. Formazioni, spesso molto dense e intricate, composte da piante legnose policormiche di altezza limitata. Ai fini delle rilevazioni, ci si riferisce ai limiti previsti dalle regole di inventario: per esempio il primo Inventario Forestale Nazionale (del 1985) fissò il limite d altezza da un minimo di 1 m a un massimo di 5 m. Sotto i limiti inferiori si parla di cespuglieti . Le specie che li compongono possono essere propriamente arbustive (policormiche e di altezza modesta) oppure arboree, ma assumono portamento arbustivo a causa di limiti stazionali: il limite teorico fra l arbusteto e il bosco si colloca dove le condizioni ambientali non consentono uno sviluppo superiore a quello sopra citato. I climi del territorio italiano, sotto il limite alpino della vegetazione arborea, sono tutti favorevoli al bosco: gli arbusteti allo stato naturale (arbusteti primari) sono quindi localizzati e stabili solo in stazioni svantaggiate particolari, come dirupi o dune costiere. Molto più frequenti sono gli arbusteti secondari insediati in stazioni alterate dall azione antropica, come pendici sottoposte a incendi ripetuti e campi o pascoli non più utilizzati. In queste situazioni non si hanno i presupposti per l esercizio di un trattamento selvicolturale. Arbusteti e cespuglieti possono essere utilizzati per il pascolo; dagli arbusteti più sviluppati, che somigliano molto ai boschi cedui, si può ottenere legna da ardere (senza applicare modalità selvicolturali). F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 69 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta