3.12.2 Macchia mediterranea

F 70 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 3.12.2 Macchia mediterranea. Insieme di tutte le formazioni sclerofilliche sempreverdi mediterranee che, neanche a maturità, raggiungono l altezza media sufficiente per essere attribuite dalle statistiche alla categoria bosco . Tutti i tipi di macchia e di cespuglieto possono presentarsi anche come sottobosco di pinete. Si distinguono prima di tutto per lo sviluppo e poi in sottounità basate sulla specie dominante. Macchia alta (a portamento arboreo). Di altezza superiore a 3 m. Si definiscono le seguenti sottounità: M. a leccio, che può assumere dimensioni di macchia-foresta e avvicinarsi per composizione, struttura e capacità produttive ai cedui mediterranei (®Querceti di leccio), è mista con varie specie che già erano presenti prima dei fenomeni di degradazione, principalmente sclerofille, ma anche caducifoglie con forme di transizione alla pseudomacchia a roverella; M. a corbezzolo, altra forma di macchiaforesta, su suoli silicatici, conseguente a degradazione moderata; composizione mista con leccio, sughera e altre. Fra le macchie termomediterranee, classificate sulla base della specie dominante, le più diffuse sono la m. a lentisco (spesso secondaria su campi abbandonati) e la m. a filliree. Le m. a olivo selvatico sono, forse, primarie (condizionate dal clima). Fra le specie arboree la sughera prevale sul leccio. Macchia media. Altezza fra 1 e 3 m. Composta spesso da specie che si sono insediate o espanse dopo la degradazione: soprattutto pirofite o arbusti aromatici colonizzatori. M. a erica arborea su suoli silicatici, prodotta da incendi ripetuti cui è soggetta. M. a calicotome su suoli silicatici, in clima termomediterraneo, tende a evolversi in sughereta. M. a rosmarino su suoli calcarei non troppo degradati, è miglioratrice del terreno. Macchia bassa. Altezza inferiore a 1 m. Composta sempre da specie cespugliose pirofitiche o pioniere. La forma più caratteristica è quella dei cisteti (soprattutto da Cistus monspeliensis), che invadono i pascoli sottoposti a incendio ripetuto; i cisteti presentano una grande capacità nell esaurire l acqua disponibile nel suolo. Un altra forma è la m. a ginestra odorosa, tipica dei suoli calcarei, capace di trasgressioni sopramediterranee (®Rovere e roverella). Garighe. Si tratta di pascoli cespugliati su suoli calcarei. La loro fisionomia è quella di gramineti xerici, con bassi cespugli sparsi di specie mediterranee sopravvissute (leccio, lentisco, fillirea, quercia spinosa) oppure di specie intervenute conseguentemente all uso antropico (soprattutto labiate aromatiche: rosmarino, lavande, timo a capolini, ecc.). Nella pratica, il termine indica anche tutti i cespuglieti mediterranei bassi, compresi i cisteti. Il suolo è reso compatto dal calpestamento da pascolo e dall azione battente delle piogge. Il rimboschimento è possibile solo con lavorazioni, per esempio con la sistemazione a gradoni. Macchia dunale. Tipica forma di macchia primaria, cioè dovuta a cause naturali. Si trova sulle dune costiere per una profondità di alcune decine di metri. Composta da ginepro coccolone e da ginepro fenicio, che sovrastano specie erbacee mediterranee disposte a cuscinetti bassi e intricati. Questa formazione (efficace nel consolidamento delle dune) è, oggi, minacciata dalle costruzioni balneari e dall erosione costiera. La ricostituzione artificiale è resa difficile dalla lentezza dell accrescimento dei ginepri. 3.12.3 Arbusteti sopramediterranei. Nella fascia sopramediterranea gli arbusteti sono tutti di origine secondaria. Alcune specie sono comuni a quelli della fascia mediterranea. Pruneti. Formazione che si è molto estesa nei campi ritirati dalla coltura, per l invasione da parte di specie che si trovavano prima addensate solo sul margine di boschi. La densità può essere notevole e la presenza di molte piante spinose rende i pruneti difficilmente penetrabili. Si dividono in vari tipi a seconda dei i fattori stazionali F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 70 5/30/18 7:51 AM e c R in p d m s g In P q d m p s E s S m r d p fu m c n r 3 v s ig s c A D v 3 3 c l g n a n

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta