3.12.4 Arbusteti subalpini

ee di i- e e ei odi aa e pi a- e i. a e- os na a- io, o il o n- Si a e o a ti ir ouli VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 71 e delle regioni floristiche, ma resta un elevata biodiversità di specie. Le specie più comuni e caratterizzanti sono: Prunus spinosa, Crataegus spp., Euonymus europaeus, Rosa spp., Cornus sanguinea, Lonicera spp. e Rubus spp. Possono essere presenti inoltre: Cotinus coggygria, Amelanchier ovalis, Cornus mas, Berberis vulgaris, Hippophae rhamnoides, Staphylea pinnata, Rhamnus spp. Pyrus sylvestris, ecc. Sono distribuiti dalla pianura fino a oltre 1.000 m, su suoli non acidi, non troppo secchi, meglio se provvisti di nutrienti. I pruneti contrastano efficacemente l ingresso delle specie arboree e hanno pertanto lenta evoluzione. Migliorano il suolo, cancellando gli effetti negativi delle coltivazioni (es. rompendo con le radici la soletta di aratura). In senso xerico, confinano con le boscaglie a roverella e sono in grado di invaderle. Pseudomacchia (5 querceto xerico degradato). Formazione, su calcari o marne a quote collinari, composta da grossi cespugli di roverella e orniello sparsi fra cespugli di ginestra odorosa e delle specie più xerofile dei pruneti; ritenuta simile alla macchia mediterranea, è molto meno densa e intricata. Evoluzione assai lenta, con diffusione progressiva di roverella e orniello oppure con l intervento delle più rustiche fra le specie dei pruneti. In Toscana è possibile l ingresso del cipresso. Soggetta a incendio. Ericeti di erica arborea ed Erica scoparia. Comuni alla fascia mediterranea e a quella sopramediterranea, sempre su suoli silicatici. L erica scoparia è limitata a Toscana, Sardegna e Liguria. Le eriche, a partire dalla consociazione con le sempreverdi di macchia, risalgono per penetrare in boschi di castagno o cerro e, in caso d incendio ripetuto, prendono il sopravvento. Brughiere. Arbusteti bassi o cespuglieti composti da specie acidofile: Calluna vulgaris, Cytisus scoparius, Molinia caerulea, Deschampsia flexuosa, Vaccinium spp. Sempre su suoli molto acidi e poveri, facilitate dal fuoco. Ampia distribuzione da subalpina esterna a collinare bassa (come nelle colline moreniche della Lombardia). Anche nell Italia centro-settentrionale in combinazioni con la vegetazione mediterranea in Toscana. Presenza di pioppo tremulo e betulla nelle depressioni. La permanenza delle brughiere è facilitata, se non condizionata, dal ricorrere del fuoco. F 3.12.4 Arbusteti subalpini. Nella fascia subalpina le formazioni arbustive si ritrovano nei siti di lunga permanenza della neve o di prolungato scorrere dell acqua di scioglimento. Sono, dunque, formazioni igrofile (®Alneti e altre formazioni di specie igrofile). Nelle esposizioni aride sono sostituite dalle Pinete di pino mugo. I rodoreti sono arbusteti bassi o cespuglieti a rododendro ferrugineo, più o meno interrotti da chiazze di prateria alpina o subalpina (rododendro irsuto solo sui suoli calcarei delle Alpi orientali). Si collocano verso i 2.000 m e oltre, in luoghi di lungo innevamento. Diventano stabili a seguito del continuo disturbo delle valanghe, altrimenti evolvono verso il lariceto. 3.13 Formazioni antropogene 3.13.1 Abetine di douglasia. Boschi con fisionomia simile a quella di abetine, concentrati, anche su superfici estese, nell Appennino tosco-emiliano e in Calabria. Data l uniformità dei suoli scelti per gli impianti, non esiste una tipologia precisa. Pseudotsuga menziesii var. menziesii è adatta a suoli silicatici profondi della fascia di vegetazione submontana e montana inferiore (600-1.200 m) e ad ambienti con precipitazioni annue di almeno 850 mm, di cui 100 in estate. Materiale di impianto sempre a radice nuda: da trapianti 2 1 2 (molto costosi) a vigorosi semenzali 2 1 0, che presentano F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 71 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta