3.13.2 Robinieti

F 72 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE però apparato radicale troppo espanso. Densità ottimale di 2.000-2.500 piantine/ha; se, per ridurre i costi, si scende a 1.000 p./ha, diventano in seguito indispensabili le potature. L età ottimale per il primo diradamento, solitamente di tipo geometrico col taglio a file alterne, sarebbe quella in cui le piante hanno 8-12 m d altezza; tuttavia, per ottenere un prodotto intercalare di maggiore valore, si è spesso costretti a rinviare il diradamento (con piante che rasentano i 20 m di altezza). I diradamenti successivi sono sempre di tipo selettivo a favore di circa 200 piante d avvenire per ettaro. Si prevede il trattamento a taglio raso e rinnovazione posticipata. La densità a fine turno può essere di 1.000 piante a ettaro con turni di 40 anni oppure di 4-500 piante a ettaro con turno di 80 anni. Sono numerosi i casi in cui si è verificata rinnovazione naturale. La specie può essere considerata a rapido accrescimento: si ottengono produzioni anche di 700-550 m3/ha secondo la fertilità; il legno è apprezzato. L ombra prodotta dalla douglasia è molto intensa e il sottobosco compare solo in popolamenti adulti. L insediamento sotto copertura di specie arboree indigene è ancora più ritardato e, per accelerare l evoluzione verso un bosco stratificato con latifoglie indigene, si potrebbero sperimentare forme di superdiradamento fino a riservare solo 60-80 piante di douglasia dominanti e con chioma profonda. 3.13.2 Robinieti. Boschi cedui, semplici (solo raramente matricinati), densi e di rapido accrescimento iniziale. La robinia migliora il terreno con la sua lettiera ricca di azoto e il sottobosco è composto da alte erbe nitrofile; è frequente la presenza del sambuco nero. I robinieti si presentano come piccole piantagioni o filari in pianura, nuclei dispersi derivanti da rimboschimenti di consolidamento di frane, ma anche popolamenti estesi, evidenti nel paesaggio, derivati dall impianto in sostituzione di castagneti da frutto devastati dalle malattie. La maggiore diffusione dei boschi di robinia corrisponde alle regioni con il clima più piovoso: Friuli, Lombardia, Piemonte, Liguria e nord-ovest della Toscana. Robinia pseudoacacia è la specie esotica più diffusa in Italia: si ritrova dalla pianura fino a 600-700 m di quota. capace di diffondersi dopo tagli o incendi, con l emissione di numerosi polloni radicali che sorgono anche a distanza dalla pianta madre. Al turno di 18-20 anni producono 2-3.000 q/ha di legna da ardere, ricca di potere calorifico. Il legno delle piante d alto fusto è adatto per pali (resistenti alla sommersione) o per la costruzione di mobili, in particolare di sedie. La robinia è considerata una specie infestante e dannosa per il paesaggio. La diffusione infestante si verifica, oggi come in passato, su terreni sgombri da vegetazione densa, come i castagneti da frutto degradati, i campi abbandonati e i boschi bruciati. 3.13.3 Eucalipteti. Vi sono popolamenti estesi solo in Sicilia e nella Calabria Ionica e, meno estesi, anche in Sardegna; la coltura in filari è frequente nelle pianure della costa tirrenica da sud fino alla Maremma Toscana e anche in Sardegna, in Provincia di Oristano. Alcune specie del gen. Eucalyptus sono state introdotte e ampiamente diffuse nei Paesi tropicali e subtropicali del mondo; il motivo non sta tanto nel pregio del legno (modesto per tutte le specie), quanto nella rapidità di accrescimento e nella varietà dei prodotti ottenibili: legna da ardere e da cartiera, paleria, azione frangivento, ombra, miele, ecc. Le specie più usate in Italia sono le seguenti: E. globulus subsp. globulus, a rapidissimo accrescimento, ma mediamente resistente al freddo e all aridità, esigente di fertilità; F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 72 5/30/18 7:51 AM E n a c tà g le s i s s 3 n s t b le c c t q r p h n z p in c m p g 3 S in a m 3 1 è 3 v ®

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta