3.13.4 Cipressete

a; e ol a, e vi Si o o e. na eco a di a el a, e di oe, ù no a te o. ehi a a a e o a o, ià; VEGETAZIONE FORESTALE NELLE REGIONI APPENNINICHE E INSULARI F 73 E. camaldulensis ed E. occidentalis, adattate a suoli scadenti e resistenti all aridità, ma nelle stazioni sfavorevoli sopravvivono in forma cespugliosa. Le specie più resistenti al freddo sperimentate in Italia (E. viminalis, E. gunnii, E. dalrympleana, in genere coltivate in filari) sono anche esigenti in termini di acqua e di suoli fertili. Le piantagioni estensive in collina hanno fallito l obiettivo produttivo a causa di aridità, danni da gelo e suoli troppo superficiali. Nelle situazioni migliori si può adottare il governo a ceduo semplice, con turni di 8-10 anni, ottenendo 48-100 m3/ha di materiale legnoso utilizzabile come biomassa da energia. L impianto degli eucalipteti non presenta grandi difficoltà: si utilizzano semenzali 1 1 0 di facile attecchimento. In vivaio i semenzali si ottengono seminando i minutissimi semi (estratti dalle capsule messe a seccare) mescolati a sabbia; in seguito, già dopo alcune settimane, lo sviluppo rapidissimo rende necessario trasferire le piantine nei contenitori. 3.13.4 Cipressete. Popolamenti dominati da Cupressus sempervirens o da C. arizonica (o da C. glabra, altra specie americana affine). Le cipressete di cipresso comune sono state impiantate quasi esclusivamente su suoli calcarei superficiali. Gli impianti più antichi, a seguito di tagli e rinnovazione naturale, hanno assunto l aspetto di boschi disetanei. raro trovare cipressete con alberi di grandi dimensioni sia per la lentezza dell accrescimento (determinata dalla povertà della stazione) sia per il fatto che sono commerciabili anche tronchi di piccolo diametro. L ubicazione è collinare, con una forte concentrazione nella Provincia di Firenze; un interessante esempio si trova in Provincia di Caserta. Si forma un sottobosco di roverella e altre specie dei querceti xeromorfi, la cui densità è determinante per l insediamento o meno della rinnovazione naturale. Gli attacchi causati da Seiridium cardinale sono preoccupanti per le piantagioni in filare perché ne rovinano l estetica; nei popolamenti, invece, non hanno provocato gravi perdite. Il cipresso comune conserva un interesse forestale, non solo per costituire una copertura vegetale su suoli poveri, ma anche per la produzione legnosa; può essere impiegato in arboricoltura da legno. Risulta consigliabile la piantagione autunnale col pane di terra perché il cipresso ha la particolarità di essere in riposo vegetativo durante l estate, quando l aridità non consente le piantagioni. Le cipressete di cipressi americani, su superfici non rilevanti, nel contesto di rimboschimenti mediterranei, sono collocate nei terreni più superficiali, spesso consociate al pino d Aleppo. L effetto estetico dei popolamenti e la bassa qualità del legno sconsigliano un ulteriore impiego. F 3.13.5 Pinete di pino radiato. Popolamenti puri, impiantati fra il 1970 e il 1980 in Sardegna e in Calabria, su terreni silicatici usati in precedenza per l agricoltura, oppure in sostituzione della macchia mediterranea su terreni profondi. Negli impianti, a rapido accrescimento, la chioma leggera della specie consente un ritorno della vegetazione mediterranea piuttosto sollecito. 3.13.6 Pinete di pino strobo. Popolamenti impiantati in Piemonte fra il 1950 e il 1960, spesso localizzati su depositi morenici. La produttività risulta molto variabile ed è facile il reinsediamento della vegetazione originaria. 3.13.7 Arbusteti di consolidamento delle dune. Non si hanno notizie di evoluzioni verso l insediamento dell originaria macchia dunale a ginepri. Per la loro costituzione ®Rimboschimenti. F01_3_Vegetazione_Forestale.indd 73 5/30/18 7:51 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta