SEZIONE F

e ) a ie a, e n ul e e eo F 81 VIVAISTICA FORESTALE E RIMBOSCHIMENTI La purezza (P ) si determina, mediante pesate, su un campione rappresentativo della partita e si esprime in percento. Il campione viene pesato, poi si separano da esso tutte le impurità. Il peso del campione senza impurità diviso per il peso iniziale e moltiplicato per 100, dà il grado di purezza. Il tasso di germinazione (G ), anche questo espresso in percento, si determina sulla base di prove di germinazione in ambiente controllato (luce, temperatura e umidità) in modo da realizzare condizioni favorevoli alla germinazione. Le prove ufficiali hanno una durata variabile (da 3 a 5 settimane) in funzione delle caratteristiche specifiche. Per specie con semi a germinazione molto lenta vengono preferiti i test di vitalità. Questi possono essere completati in tempi piuttosto brevi (2-3 giorni) e prevedono l uso di sostanze, come i sali di tetrazolo, che conferiscono una colorazione rossa ai tessuti sani permettendo così la discriminazione tra semi vitali e non. Il peso di 1.000 semi, in grammi, (P1.000), calcolato sul campione di seme puro, deriva dalla media di 8 pesate. I metodi con cui valutare i parametri descritti sono indicati dall International Seed Testing Association (ISTA, 1999). Il numero di semi germinabili (o vitali) per chilogrammo di prodotto è dato da: Nsg 5 P G 100/P1.000. Nelle Tabelle 1.2a e 1.2b si riportano alcuni dati tecnici relativi ai semi di conifere e di latifoglie. TAB. 1.2a re ni o e Dati tecnici sui semi delle principali conifere Specie r- ta a a a o. 1 Resa in seme netto o disalato di un q di strobili Numero di semi per kg di semente pura Peso di 1.000 semi Peso specifico apparente del seme Germinabilità di una semente di media qualità 25-30 kg migliaia g 8-9 20-25 30-60 0,25-0,30 Abete di Douglas 0,7-3,5 50-150 6-30 0,45-0,50 Abete greco Abete rosso Cedro dell Atlante Cipresso dell Arizona Cipresso comune Cipresso di Lawson Cipresso di Monterey Larice europeo Pino cembro Pino d Aleppo Pino domestico Pino insigne Pino laricio Pino marittimo Pino montano Pino silvestre Pino strobo 8-9 2-5 8-9 6-8 7-9,5 6-10 5-8 5-9 10-13 2,5-3,6 10-30 0,5-1,8 2-4 3,5-5,5 1,7-2,5 1,3-2,2 1,3-3 12-25 100-250 10-20 80-140 90-200 300-1.000 100-250 100-350 3-5 50-66 0,9-1,8 29-55 33-100 14-33 100-250 100-250 40-120 40-80 4-10 50-90 7-12 5-11 1-3 4-9 3-10 200-320 10-20 550-1.100 20-35 10-30 30-70 4-10 4,9 8-24 0,25-0,30 0,45-0,50 0,27-0,33 0,40-,50 0,55-0,65 0,50-0,55 0,65-0,70 0,50-0,60 0,45-0,55 0,50-0,60 0,40-0,50 0,40-0,60 0,40-0,55 Abete bianco in ee a, o F % { 75-801 40-502 25-30 70-75 35-45 12-15 30-35 20-25 12-15 35-40 40-60 70-75 80-85 60-70 70-75 75-80 60-80 65-70 70-75 Seme di provenienza USA 2 Seme di provenienza italiana. F01_4_Rimboschimenti.indd 81 5/30/18 7:53 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta