SEZIONE F

F 88 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE Allevamento in contenitore. L impiego di piantine forestali allevate con pane di ter- 4 ra in contenitore comporta alcuni vantaggi: maggiori percentuali di attecchimento; maggiore durata del periodo disponibile per la piantagione a dimora; possibilità di inoculazione delle piantine con funghi micorrizici; indipendenza dalle caratteristiche del suolo del vivaio. Gli aspetti negativi sono: costo per pianta più elevato, maggiori difficoltà nel trasferimento del postime nella località di impianto; elevato rischio, con alcuni tipi di contenitore, di deformazioni radicali. Questa pratica richiede apposite attrezzature per la preparazione e lo stoccaggio dei substrati di coltivazione, per il riempimento dei contenitori, per il loro spostamento e per la formazione delle aiuole. Tipi di contenitore. Ne esistono di varie forme e dimensioni, e realizzati in diversi materiali, talvolta anche degradabili. I contenitori più semplici sono rappresentati da vasetti rigidi di materiale plastico (riutilizzabili) e dalle fitocelle (sacchetti di polietilene provvisti di fori laterali). Le fitocelle, molto impiegate perché di basso costo, e i classici vasi di plastica rigida causano spesso malformazioni radicali (spiralature e anastomizzazioni), soprattutto nelle specie fittonanti: l apice del fittone, raggiunto il fondo del contenitore, prosegue il suo accrescimento secondo un andamento circolare che ricalca la forma della base del contenitore. Sono disponibili in commercio molti tipi di contenitore dotati di accorgimenti volti a eliminare o ridurre l insorgere di tali difetti, tra cui i contenitori senza fondo, o con grandi fori alla base che, se collocati su reti rialzate da terra, inibiscono l accrescimento dell apice del fittone, grazie al contatto di questo con l aria (air pruning). Altri tipi di contenitore, oltre ad avere gli stessi accorgimenti nella parte basale, hanno sulle pareti piccole alette o sottili scanalature atte a direzionare gli apici radicali verso il fondo. Oggi sono disponibili contenitori che possiedono anche le pareti forate e sono in grado quindi di estendere gli effetti positivi dell air pruning a tutto il sistema radicale. Un altra cautela da adottare, per ridurre l insorgere di difetti radicali, è quella di limitare la permanenza delle piantine nel contenitore al periodo minimo indispensabile al raggiungimento delle dimensioni idonee al trapianto. Le deformazioni dell apparato radicale delle piantine di vivaio, che permangono anche dopo il loro collocamento a dimora, limitano la capacità di ancoraggio di queste al suolo e danno luogo a popolamenti instabili. Anche le dimensioni del contenitore sono molto importanti ai fini della qualità del prodotto vivaistico. Nel caso di rimboschimenti in ambiente mediterraneo è bene evitare l impiego di piante allevate in contenitori troppo piccoli (200 cm3). Contenitori di circa 1.500 cm3 sono sicuramente più adatti. Scelta del postime di vivaio. Il postime di specie forestali ha dimensioni assai variabili, in funzione della specie, dell età e delle tecniche colturali adottate. A titolo indicativo si può dire che l altezza delle piante, prodotte con metodi ordinari, varia da 30 a 70-80 cm. Sono da considerare scarti sia le piantine poco sviluppate sia quelle troppo sviluppate. Piante di dimensioni ridotte, una volta collocate a dimora, rischiano di perdere la concorrenza con la vegetazione spontanea. Le piante troppo sviluppate subiscono, di norma, una forte amputazione dell apparato radicale al momento dell estrazione dall aiuola oppure, se allevate in contenitore, possono avere radici malformate e comunque di sviluppo limitato alle dimensioni del contenitore. In ogni caso si ha uno squilibrio dimensionale e funzionale che molto spesso è causa di gravi crisi da trapianto. d r 4 b im d p s e F01_4_Rimboschimenti.indd 88 5/30/18 7:53 AM B 3 d L d p S s G t p v lu g n r d m a v d ta l to a c ti P n 8 im la e to a

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta