4.2 Impianto del bosco

ti n npi e il e eè nni o o el iri ao aa a, o oe e. a F 89 4.2 Impianto del bosco. L impianto avviene usualmente con la messa a dimora di piantine originate da semi (semenzali o trapianti) o da talee o da barbatelle, più raramente con semina diretta. 4.2.1 Preparazione del terreno. Viene effettuata, in relazione alle condizioni ambientali, con modalità diverse elencate di seguito. In casi particolari, soprattutto per impianti sotto copertura, in terreni con buone caratteristiche e in cui la concorrenza della vegetazione infestante sia poco temibile, si può ricorrere a metodi speditivi di piantagione senza una preparazione preliminare del suolo. Si tenga presente che in situazioni estremamente difficili da rimboschire, come il caso del recupero di cave estrattive, può rendersi necessario addirittura il riporto di terreno vegetale. Buche o formelle. Sono per lo più isodiametriche, larghe e profonde mediamente 30-40 cm. Possono essere aperte manualmente (vanga e/o piccone) oppure ricorrendo a trivelle meccaniche; il fondo non deve essere troppo stretto. Le buche solitamente non sono scavate seguendo una regolare distribuzione, ma dove si verificano le migliori condizioni per l accrescimento e la protezione delle piante. opportuno procedere alla loro apertura nell estate precedente all impianto. Solchi. Si scavano con l aratro o con la zappa. In terreni compatti è bene lasciare i solchi aperti qualche mese prima dell impianto (®4.3.6 Rimboschimenti). Gradoni o terrazze. Questo metodo è adatto per i terreni in forte pendio, in particolare se sterili e sassosi. Il gradone è un piccolo ripiano, lavorato a 30-40 cm di profondità e largo 0,70-0,90 m, che segue le curve di livello (Fig. 1.1). La sezione trasversale del gradone deve presentare una forte pendenza (30% e più) verso monte. I gradoni assicurano condizioni favorevoli di suolo e umidità per lo sviluppo delle piantine e frenano lo scorrimento superficiale delle acque. La distanza tra gradone e gradone varia con la pendenza del terreno: in media è di 7-8 m. Tra un gradone e l altro si possono intercalare delle piazzole, ossia segmenti di gradone lunghi 1,50 m circa, ma la piantagione può avvenire anche con sistemi più speditivi. Per modificare l andamento della pendice vengono talvolta impiegate (ma in alcuni casi Sezione AB l uso ne è espressamente vietato) trattrici a cingoli con lame apripista di dimensioni variabili, con cui possono essere realizzati gradoni larghi da 2,5 m a 3 m. Per l apertura di piccoli gradoB ni, continui o intermittenti, di A 80-100 cm di larghezza vengono impiegati escavatori in grado di 7-8 m lavorare anche in condizioni di elevata pendenza e con impat1.1 Sistemazione di una pendice montana a gradoni. Profilo della pendice seto ambientale minore rispetto FIG. condo la sezione AB comprendente 3 gradoni e alcuni segmenti di gradone (piazzuole) oppurtunamente sfasati. all uso di lame apripista. F 150 ro; di e ri n e il e. si a ie e il o- VIVAISTICA FORESTALE E RIMBOSCHIMENTI F01_4_Rimboschimenti.indd 89 5/30/18 7:53 AM

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta