SEZIONE F

F 94 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE 4. Terreni argillosi. Sono i più difficili da rimboschire. Occorre lavorare il terreno Z almeno un anno prima dell impianto, affinché possa modificarsi sotto l azione degli agenti atmosferici. adatta la lavorazione a solchi, a rittochino. Anche la lavorazione a monticelli può essere idonea dando a essi una forma rettangolare o ellittica e circondandoli ai lati e a valle con un solchetto periferico per lo scolo delle acque. Specie da impiegare: roverella, cerro (quest ultimo nella sottozona fredda), orniello, cipresso e ginestra odorosa (Spartium junceum). Zona del castagno (Castanetum). Specialmente nell Appennino meridionale e nelle Isole si verifica una spiccata siccità estiva, per cui è opportuno adottare le norme indicate per la zona mediterranea. 1. Terreni silicei. Castagno, roverella, farnetto (Italia meridionale), cerro, quercia rossa, acero opalo, acero montano, ciliegio, frassini (il maggiore solo in terreni freschi), pino marittimo (sottozona calda, a impronta marittima), pino laricio, cedri (Cedrus atlantica e C. deodara), douglasia, abete bianco (limitatamente alle stazioni più fresche), larice e pino silvestre (Prealpi e Appennino settentrionale). Per consolidamento di terre franose: robinia, ontano napoletano, ontano bianco, maggiociondolo, salici. 2. Terreni calcarei. Roverella, cerro, aceri (Acer pseudoplatanus e A. campestre), carpino nero, orniello, ontano napoletano, frassino maggiore (solo in terreni freschi), bagolaro, pino nero e pino laricio, cedro dell Atlante, abete bianco (solo nei terreni più freschi) e abete greco. 3. T erreni argillosi. Roverella, cerro, farnetto (Italia meridionale), orniello, acero campestre e pino silvestre (Prealpi e Appennino settentrionale). Per consolidamento: ginestra odorosa e robinia (soltanto in terreni di riporto). 4. Nelle pianure alluvionali e nelle golene si possono impiegare i pioppi per alberature o per impianti industriali. Zona del faggio (Fagetum). I rimboschimenti sono facilitati dalla piovosità estiva qui spesso sufficiente; la preparazione del terreno si limita di regola alle buche. Solo nel caso di substrati carbonatici è preferibile la preparazione del terreno a gradoni. 1. Terreni silicei. Nella regione alpina e prealpina: abete bianco, abete rosso, pino nero, pino silvestre e larice. Nella regione appenninica: abete bianco, pino laricio, pino nero e douglasia, evitando per quest ultima, le località molto battute dal vento o molto fredde. Per le latifoglie non si rende necessaria una distinzione tra il settore alpino e quello appenninico; le specie consigliate sono: faggio, frassino maggiore (terreno profondo), acero montano e tigli. Per consolidamenti: ontano bianco, ontano napoletano, maggiociondolo, citiso alpino e salici. 2. Terreni calcarei. In condizioni di buona fertilità e in suoli abbastanza profondi si possono adottare tutte le specie sopra indicate; per terreni poveri e superficiali sono da preferire: pino nero, pino silvestre, carpino nero, maggiociondolo e bagolaro. 3. Terreni argillosi. Non sono frequenti in questa zona. A essi si adatta, verso il limite inferiore della zona stessa, il cerro. Il pino silvestre, il larice sono consigliati soprattutto nella regione alpina e prealpina; abete bianco e faggio possono essere presi in considerazione solo per suoli non troppo compatti. Tra le latifoglie si segnalano: acero campestre, acero montano e carpino bianco. 4. Terreni torbosi o sortumosi. Ontani (nero e bianco) e pioppo tremolo. fi n c s F01_4_Rimboschimenti.indd 94 5/30/18 7:53 AM le 1 2 3 Z t la R n o d r v d r a o S fi e le s in s c ju O n ju n s a

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta