4.3 Impianti di arboricoltura da legno

F 96 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE sono il pino domestico, il pino d Aleppo e il pino marittimo. Attualmente ricorrere al pino marittimo per il rimboschimento di aree costiere del Tirreno centro-settentrionale è sconsigliabile a causa del rischio di infestazione da parte del Matsucoccus feytaudi. Per le sabbie dell alto litorale adriatico (zona del Castanetum) sono impiegabili le tamerici e l eleagno angustifoglio, nonché il pino marittimo e il pino domestico. Nelle dune del Mezzogiorno e delle isole (sottozona calda del Lauretum) hanno dato ottimi risultati il mioporo e gli eucalitti (Eucalyptus rostrata, soprattutto). 4.3 Impianti di arboricoltura da legno. Con l arboricoltura da legno si persegue l obiettivo finale di ottenere produzioni legnose quantitativamente e/o qualitativamente elevate in tempi relativamente brevi tramite: scelta di stazioni con caratteristiche particolarmente favorevoli all accrescimento e prive di fattori biotici e abiotici nocivi alle colture; impiego di specie a rapida crescita e/o a legname pregiato; impiego, quando possibile, di materiale geneticamente migliorato; applicazione di modelli colturali, spesso intensivi più propri delle coltivazioni agrarie che dei rimboschimenti tradizionali. Nell ambito dell arboricoltura da legno, possono essere distinti vari tipi di intervento in funzione dell obiettivo finale e del grado di intensità di coltivazione. Si può parlare quindi di arboricoltura di quantità o di massa, come nel caso di piantagioni a scopi energetici (short rotation coppices), oppure di arboricoltura di qualità, qualora si intenda ottenere un materiale di pregio da destinare alla trancia o per ottenere segati di prima scelta; questo è ciò che ci si prefigge con gli impianti di latifoglie indigene a legname pregiato quali: Noce, Ciliegio, Frassini, Farnia, Rovere e altre specie che localmente hanno dato risultati positivi e sono apprezzate dal mercato. In funzione del grado di intensità di coltivazione si prospetta un quadro assai vasto di interventi. Da un lato, si possono elencare quegli interventi effettuati con douglasia e altre conifere in ambiente appenninico e con eucalitti nelle aree collinari dell Italia meridionale, per i quali non esistono sostanziali differenze procedurali con i rimboschimenti di tipo tradizionale, mentre dal lato opposto devono essere menzionati gli impianti di Pioppo. La pioppicoltura rappresenta il modello di arboricoltura più intensiva che prevede l impiego di materiale geneticamente migliorato e clonato, nonché accurati interventi agronomici (lavorazioni del suolo, concimazioni, trattamenti antiparassitari, potature). Di seguito ci si concentrerà con particolare attenzione sull arboricoltura con latifoglie indigene a legname pregiato su terreni sottratti all uso agricolo, incentivata da vari provvedimenti comunitari. Per ciò che riguarda l arboricoltura con conifere in ambiente montano, ®1. Rimboschimento e Selvicoltura Parte Speciale, mentre alla pioppicoltura tradizionale e alle piantagioni da biomasse short rotation coppices verranno dedicate le ultime due parti di questo capitolo. 4.3.1 Arboricoltura su ex coltivi con latifoglie di pregio. Gli aspetti peculiari di questo tipo di arboricoltura sono rappresentati dal fatto che questa viene solitamente praticata nel contesto dell azienda agraria collinare o di pianura e che gli impianti avvengono su suoli storicamente destinati alle coltivazioni agrarie, soprattutto cereali. importante considerare fin dall inizio, oltre alle caratteristiche stazionali della zona d impianto, il grado di intensità di coltivazione che si intende perseguire, che è funzione dell impiego di mezzi, tempo e personale che l imprenditore intende dedicare all impianto così da definire, fin dall inizio, quello più opportuno. I paragrafi seguenti costituiscono una integrazione, limitata agli impianti specializzati per la produzione legnosa, di quanto esposto precedentemente al punto 4.3. F01_4_Rimboschimenti.indd 96 5/30/18 7:53 AM In g to s la m ( s r s ( M p s a d m z r d ta r e d tr le r a ( m p s Il s m b T u s s p a

SEZIONE F
SEZIONE F
SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta