SEZIONE F

F 98 SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE - SELVICOLTURA GENERALE La specie secondaria instaura con la specie principale un rapporto di competizione che promuove una serie di effetti positivi a vantaggio di quest ultima: maggiori incrementi longitudinali (generalmente più marcati nel caso di specie accessorie azotofissatrici), spiccata dominanza apicale dell asse principale (utile per specie come il noce comune) e minore sviluppo dei rami della parte più bassa della chioma. Per contro, gli impianti polispecifici comportano maggiori costi, costante attenzione ai rapporti di competizione interspecifica durante il ciclo colturale e maggiori difficoltà nell esecuzione della piantagione. L effetto positivo della consociazione fra più specie è maggiore con la mescolanza per piede d albero. Talvolta la mescolanza è realizzata per file o per gruppi. Nel caso si abbia una ottima corrispondenza fra le caratteristiche ambientali della zona e le esigenze ecologiche della specie e si possano garantire all impianto cure colturali intensive è possibile optare per un impianto puro. Qualora invece la specie o le specie principali non garantiscano una perfetta idoneità alla zona di impianto e, nel contempo, si debbano limitare le cure colturali (arboricoltura tendenzialmente più estensiva), può essere più adatto l impianto misto. Si può puntare inizialmente su due specie principali più eventuale/i specie secondarie. Densità e sesti d impianto. La densità di impianto varia da 200 a 400 piante ha21, come nel caso di impianti monospecifici di noce, fino a circa 1.000 piante ha21, per gli impianti polispecifici. La scelta della densità è funzione: della fertilità stazionale (minore per situazioni di elevata fertilità); delle caratteristiche specifiche (minore per specie a rapido accrescimento, per quelle per cui si temono reazioni allelopatiche o soggette al rischio di marciumi radicali); delle caratteristiche genetiche del materiale impiegato (minore per postime geneticamente migliorato); del tipo di assortimento che si intende ottenere e della durata del ciclo colturale. La piantagione avviene a distanze regolari secondo sesti d impianto predefiniti; i più comunemente adottati sono quello in quadro e quello a settonce (le piante vengono collocate ai vertici di triangoli equilateri). Il sesto d impianto a settonce, soprattutto nel caso dell arboricoltura di qualità, consente una espansione più omogenea della chioma rispetto ai sesti a rettangolo e a quadrato e, inoltre, rispetto a quest ultimo, permette di collocare a dimora, a parità di distanza, il 15% di piante in più per unità di superficie. Pacciamatura. Si ricorre a questa pratica per ridurre le operazioni di difesa dalle specie infestanti e le perdite di acqua per evaporazione, soprattutto nel caso si usino teli pacciamanti di polietilene. Il telo deve essere steso lungo le file prima della piantagione. Possono essere impiegati anche altri materiali come dischi di cartone oppure residui di origine agricola o forestale (paglia, segatura, ramaglie, ecc.). Si tenga presente che i teli pacciamanti di materiale plastico provocano una inversione del trend di umidità del suolo, realizzando condizioni di maggiore umidità nella porzione di suolo più prossima al telo. Ciò potrebbe provocare un anomalo sviluppo dell apparato radicale. Piantagione. (®Rimboschimento). Cure colturali post-impianto. Per ciò che concerne risarcimenti, difesa dal pascolo e dagli animali selvatici, succisione, lavorazioni superficiali del suolo e controllo della vegetazione infestante (®Rimboschimento). Concimazioni. Per non favorire lo sviluppo di piante infestanti è preferibile ricorrere a concimazioni localizzate. Il tipo di concime, la quantità e la formula di concimazione più opportuna devono essere valutati caso per caso. F01_4_Rimboschimenti.indd 98 5/30/18 7:53 AM Ir r c P fa d te v C p t e n a lu il a v L d a c c t e c p e D le S a p t il P p t il im v ( p

SEZIONE F
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SELVICOLTURA GENERALE E SPECIALE
La Selvicoltura può essere definita come l’insieme di tutte quelle attività di governo e coltivazione svolte nei boschi, per scopi diversi, e che rappresentano la risposta alle esigenze, dei singoli e delle comunità, che si vengono a determinare in un particolare momento storico e in uno specifico contesto sociale.In senso stretto le attività consistono essenzialmente nel taglio degli alberi, ossia nella raccolta della produzione legnosa, condotto in modo tale da assicurare la ricostituzione (rinnovazione) del soprassuolo. Nella pratica della Selvicoltura rientrano anche l’impianto di alberi e tutte le fasi di produzione delle piantine in appositi vivai, fino alla loro messa a dimora in terreni precedentemente destinati a prato o coltivo, oppure là dove il soprassuolo adulto è stato abbattuto e si è preferito fare ricorso alla rinnovazione artificiale.L’Economia forestale (Selvicoltura in senso lato) comprende non solo l’ecologia forestale (presupposto necessario all’adozione di buone forme di intervento), ma anche i criteri di misurazione del volume degli alberi, di pianificazione delle operazioni su ampie superfici forestali, di difesa del bosco da agenti dannosi e da incendi, di gestione della fauna selvatica di applicazione e rispetto delle norme che le istituzioni pubbliche fissano per inquadrare le operazioni selvicolturali (nel quadro dell’economia del territorio) e, infine, delle modalità, di verifica che ci assicurano che prodotti o servizi, ottenuti dai boschi, siano conformi ai requisiti indicati da norme o regole. Per questo è indispensabile una profonda conoscenza dei tipi di bosco presenti nelle diverse Regioni italiane e delle tecniche selvicolturali più appropriate. Si deve anche prestare attenzione ai caratteri del legno, che in parte conseguono alle specie coltivate e alle modalità di crescita degli alberi, e al modo in cui la produzione legnosa viene raccolta e trasportata dal bosco alla strada.Nella presente Sezione F del Manuale dell’Agronomo si è anche fatto un breve cenno a quelle specie legnose che sono importanti per il loro significato ecologico, per il pregio estetico e talvolta per particolari beni forniti, o che non formano complessi boscati, ma compaiono allo stato sporadico. In tal modo si è inteso fornire un quadro d’insieme, quanto più possibile aggiornato e completo, dei diversi campi tecnici e applicativi della selvicoltura.Coordinamento di SezionePietro PiussiRealizzazione e collaborazioniGiovanni Bernetti, Stefano Berti, Massimo Bianchi, Paolo Casanova, Piermaria Corona, Luigi Damiani, Roberto Del Favero, Maria Nives Forgiarini, Giovanni Hippoliti, Amerigo Alessandro Hofmann, Alberto Maltoni, Enrico Marchi, Anna Memoli, Lorenzo Pini, Pietro Piussi, Aldo Pollini, Andrea Tani, Giuliana Torta